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Questione di Karma di Edoardo Falcone



"Il tempo passa che neanche te ne accorgi"

"Invece di cercare suo padre che è morto perché non cerca di diventare il padre di sè stesso?"


Edoardo Falcone torna sul Grande Schermo con "Questione di Karma" e con due protagonisti molto diversi tra loro: Fabio De Luigi e Elio Germano. Il primo ci ha abituati ad una commedia davvero godibile e "pasticciona", il secondo a film impegnati. Se nel precedente "Se Dio Vuole" il regista ha dato più forza alla storyline ma con una coppia che recita a memoria come quella formata da Giallini e Gassmann, in "Questione di Karma" punta più su una narrazione che di fatto è una commedia ma che forse voleva puntare sul drammatico. E di fatto la storia inizia proprio col suicidio di un noto imprenditore di matite, padre del piccolo Giacomo che lo vede saltare, un bel giorno, dalla finestra. Un inizio un pò "Fai bei sogni" funzionale a capire le dinamiche di una famiglia composta, oltre che dal trasognante Giacomo, anche dalla svampita madre (Stefania Sandrelli) dal nuovo marito che ha preso le redini dell'azienda e dalla sorellastra lesbica (Isabella Ragonese).
Tra "questioni di karma" e tappeti di kung fu, lo spettatore si ritrova a capire subito di che malattia soffre il protagonista che è poi tutto il senso della storia: recuperare un'infanzia perduta. Il film infatti è "... per tutti quelli che hanno perso qualcosa". Da qui inizia la ricerca di un padre reincarnato grazie ad un farlocco studioso (il cameo di Philippe Leroy) di mistica sperduto a Civita, guarda caso "Il Paese che muore". "Non serve studiare, quello che conta è l'arrosto di maiale"... ma niente Giacomo si mette alla ricerca di Mario Pitagora, squattrinato ladruncolo nelle mire degli usurai. Può fargli comodo un rampollo a cui sfilare soldi? Certamente.
Il fatto è che la locandina inganna: il ricco De Luigi è vestito da pezzente e il furbone Germano in giacca e cravatta per cui quando ci si ritrova sullo schermo le parti invertite viene letteralmente un colpo. De Luigi è anche credibile in questa veste seriosa ma Germano, da bravissimo attore qual è, sembra non essere nei giusti panni. Soprattutto quando gli metti accanto due figli ed una moglie che sembra sua madre. Se l'obiettivo era disorientare lo spettatore sopperendo alcuni punti troppo didascalici della narrazione ed un finale che poteva chiudersi prima di "e tutti vissero felici e contenti", allora il regista ha fatto una buona mossa. La scena finale ripropone quella iniziale come "vita che continua" nonostante tutto, come stimolo ad andare avanti e cercare di non ripetere gli errori fatti. Dal fronte Elio Germano invece, il suo Mario ci mostra quanto infelice possa essere l'uomo sempre alla ricerca di felicità effimere. Quando una mosca gli si poserà sul tavolino del bar, schiacciata dalla cameriera, è li che si intuirà come dovrebbe andare a finire e invece... resta comunque un film grazioso, con delle piacevoli musiche scritte da Michele Brava, che aveva scritto la colonna sonora, tra gli altri, anche di "Lo chiamavano Jeeg Robot".

"Dio è nei dettagli"

- "Mio figlio è quello biondo in prima fila. Il suo?"
- "Quello con la barba!"


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