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Più che le lacrime di Neymar...



Più che le lacrime di Neymar a passare alla storia è il dato oggettivo che la Juve in due partite col Barcellona non ha preso nemmeno un goal. A Sacchi non piacerà tutto ciò, ma il calcio all’italiana si è definitivamente evoluto, con il mix perfetto di Max Allegri. Nei 180 minuti, di catenaccio ce ne è stato davvero poco… strappi e ripartente piuttosto, con attaccanti che si sacrificano a fare i terzini e poi tanta, ma tanta… personalità… nei passaggi di prima, nell’uscire palla al piede. La Juve è cresciuta, non è più la Cenerentola che va al grande ballo spaurita, quasi per caso, di un paio di anni fa… è solida, compatta e soprattutto convinta dei propri mezzi. Il Barcellona è arrivato alla fine del suo ciclo decennale, doveva pur succedere prima o poi, quello che è accaduto con Cavani e compagni era di certo più di un campanello d’allarme, dove le individualità non bastano più e il possesso di palla è fine a se stesso se non vai negli spazi “rarissimi” che gli avversari ti concedono. La vittoria juventina è un tripudio dell’organizzazione che vince sull’improvvisazione e non ha nulla a che vedere con Nereo Rocco per intenderci. Trattasi di calcio moderno dove tutti devono saper fare tutto… qualcuno ricorda il Manchester di Ronaldo e Rooney ma anche l’Inter di Eto'o e Milito? Soffrire non è reato se sai come ripartire, incassare si può se sai come darle. Se il Psg si è sciolto come neve al sole, come cantava Pino Daniele è perché è mancata una guida in primis e poi perché i calciatori non erano pronti “mentalmente” più che fisicamente a certi palcoscenici… come in un certo qual modo non lo era la prima Juve di Allegri, Morata e Tevez… Ai poster di Vialli, alla maglia su gli occhi di Ravanelli, data 1996, l’ardua sentenza, ma ci sono molte somiglianze e non mancano le similitudini con la prima Juve di Lippi che sconfisse i lancieri olandesi più di vent’anni fa o ancora come non pensare all’Italia dello stesso enorme Marcello. Cardiff è ancora lontana, è palese, ma i presupposti per tornare sul tetto d’Europa, adesso, ci sono tutti… perché gli uomini sono maturi, come i tempi. 

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