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La Differenza - Ill tempo non (D)esiste


Il tempo non (D)esiste de La Differenza porta alla mente lo splendido “Perle per porci” di Giorgio Canali. “La Differenza” qua sta nel fatto che i brani scelti in questione sono decisamente più conosciuti rispetto alle perle di Canali, ma di certo non sono inflazionati, anzi. In più in questo album ci sono anche gli interpreti originali che duettano con i nostri, che affrontano la materia in maniera ovviamente rispettosa ma non mancano di sorprendere a più riprese. Ne viene fuori un album decisamente godibile e ricco di suggestioni, a cominciare dal Bennato ripreso in “Tira a campare”: che è si  blues ma non solo: “menomale c’è ancora un pò di umanità” sempre attuale; si prosegue con “Trappole” di Eugenio Finardi,  in chiave ska tra assalti all’arma bianca e improvvisi momenti di stasi “tra le gambe della città”. Con “Sole spento” dei Timoria cambiamo decisamente decade, il brano viene riletto in versione reggae, senza mancare di macchiare il tutto con toni oscuri “la mia generazione senza vento sono qui io aspetterò”. “Molecolare”: di stampo electro pop, per l’unico inedito dell’album, che per sonorità può ricordare il Samuel solista: “soffiami su queste labbra per diffondermi l’amore”. “Io ti cercherò”:  “non c’è niente di strano ma rimane il mistero di una notte diversa ma diversa davvero ed è per questo che ci stiamo cercando” Ron riletto fedelmente con l’aggiunta di un sostenuto finale pop. Si continua col Britti di “Fortuna che non era niente”: “perché anche se mi stai vicino mi manchi che neanche sai” il risultato è una  ballad blues pop con i soli di chitarra elettrica inevitabilmente protagonisti. “Non farò mai quello che vuoi”: “le tue domande non mi danno più riposo forse lo vedi” decisamente anni ’80, come fosse un remix d’antan per omaggiare il grande Freak Antoni. “Se mi vuoi”: “un calcio alle apparenze dai” moderna e antica nello stesso tempo, con un arrangiamento che ha il suo perchè in questa versione, distante da quella della Formula 3. “Oh oh oh”: con Alberto Fortis, un electro funky dance con le chitarre che ruggiscono “non mi dire che non vincerò mai la tua faccia non è uguale alla mia” Fausto Rossi non è stato nemmeno interpellato conoscendo la sua ritrosia verso il brano, fa sapere la band. “E’ tardi”: solarità nella malinconia  “che nome hai non riesco a ricordarlo ormai , chi sei?” Splendido pezzo di Garbo riletto in maniera ottimale. Si chiude con una vera e propria chicca “Le Louvre”: “vincerà chi si distinguerà” che sembra nata per piano e archi, altro che dance “fuori dai musei nuovi amici si distruggerà la civiltà della banalità” la canzone scritta da Ruggeri e portata al successo in tutte le discoteche da Diana Est è ancora l’inno modernista che rappresentava allora.

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