Passa ai contenuti principali

Maldestro - I Muri di Berlino



“I muri di Berlino” di “Maldestro” sono dieci canzoni “leggere e profonde” prive di ostacoli e ricche di sfumature corpose, che rifuggono la banalità eppure hanno il dono di risultare semplici, se non addirittura complici, perché inutile girarci attorno, sono semplicemente belle canzoni, scritte bene e arrangiate come si deve che parlano di sentimenti. L’insieme forse dal punto di vista musicale, avrebbe potuto essere più vario, a parte un paio di brani regge tra virgolette infatti, il genere è riassumibile in “folk ballad” che ammicca al pop e il cantato alla lunga può apparire monocorde finanche, però “nell’insieme” c’è unità d’intenti, nel senso che tutti gli elementi sono al posto giusto, ci sono testi di spessore e certe soluzioni adottate in fase d'arrangiamento hanno il loro valore, ma soprattutto ci sono le canzoni, la cosa più importante:

“Abbi cura di te”: “ama gli armadi dove hai messo a tacere paure e fantasmi tutte le volte che hai finto di avere magnifici orgasmi, ama l’ufficio anche se i sogni risiedono altrove e non pensarci più, è questione di qualche minuto e arriva il futuro” parte minimal e spoglia, con la ritmica che scorre sotto traccia, per l’inevitabile crescendo. Testo bellissimo.

“Tutto quello che ci resta”: “e siamo stati capaci di odiarci fino all’amore di amarci fino alla noia, annoiarci davanti al televisore” ritmiche in levare, per un arrangiamento ricco di sfumature e un altro testo centrato e non banale. 

“Canzone per Federica”: “sarà che ogni caduta è l’inizio di un altro volo” della somiglianza nella strofa con il Cremonini di "Figlio di un re", avevamo già detto quando ci siamo occupati dell’ultimo Festival di Sanremo, il brano è intimo e complice allo stesso tempo, con un ritornello sinuoso ed efficace: ”ma tu cammina accumula strade lasciando che tutto si muova”

“Che ora è”: “tra semafori e clacson ho lasciato i miei occhi suora i tuoi occhiali a guardare la vita perché vorrei guardare dal tuo punto di vista” si potrebbe definire una ballad alla Britti, specie nella strofa.

“Io non ne posso più”: tornano le ritmiche in levare, senza un vero e proprio ritornello, con le variazioni concentrate nello special della parte finale, con un testo decisamente ironico e tagliente: “dell’altruista che soffre per la questione migranti ma poi mi crolla sul primo dolore di denti di mio fratello che parla coi versi di John Lennon ma a 40 anni è ancora davanti alla playstation”.

“Prenditi quello che vuoi”: “tu resta perché quello che abbiamo imparato è servito a sbagliare di nuovo” ricercata ed elegante ballad dove ancora una volta a risaltare è l’ottimo arrangiamento.

“Sporco clandestino”: “signor capitano ricordi che sono un bambino e ho avuto ben presto coscienza di questo destino, signor capitano la prego rilasci mia madre già il mare si è perso sin troppe valigie e mio padre” l'unico commento possibile è: provate a non commuovervi “sulle bordate di questo mare” attuale e poetica al di là di ogni retorica, vero e proprio apice dell'album.

“Arrivederci allora”: “noi siamo stelle filanti crollati giù con il cielo” ariosa e malinconica al tempo stesso con un buon reading nel finale: “Berlino non finiva mai riusciva a reggere il peso del mondo”

“Tu non passi mai”: “niente può tornare come prima e passa la mia vita ma tu non passi mai” tra impegno e leggerezza, “ricordi che tra di noi si insinuano”, per un mood inevitabilmente agrodolce che si libra in un gradevole ritornello per mutare ancora in uno special che non ti aspetti.

“Luci (in un solo minuto): “e un minuto non basta per darci l’immenso che la vita ci dona” per piano e archi, sussurri e sentimento, per una sorta di “favola dolente” che magari avrebbe potuto mettere l’accento su determinati aspetti psichedelici per variare il corpus, ma va bene anche così.

Commenti

Post popolari in questo blog

Matteo Nativo, “Orione” l'album. La recensione

Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

Cico Messina, "Luna Torta" il singolo. Ascolta

“Luna Torta” , è il nuovo singolo del cantautore siciliano Cico Messina che esce oggi in tutte le piattaforme digitali e che anticipa l’album “Sicilia Utopica” in arrivo nei prossimi mesi. Un brano che segna un deciso cambio di rotta stilistico per l’autore siciliano: un groove sospeso tra jazz, funk e canzone d’autore, un testo ibrido tra italiano e siciliano, e un’urgenza espressiva che riflette il peso del presente. ASCOLTA IL BRANO SU SPOTIFY ASCOLTA IL BRANO SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI Il testo di Luna Torta nasce in un momento di blocco creativo, in un tempo segnato da guerre, disorientamento e tensioni globali. La canzone racconta la difficoltà di creare, e perfino di esistere, sotto il peso della realtà. Ma lo fa cercando una via d’uscita, una forma di assoluzione, nel vivere e nel suonare, nel trovare respiro anche quando l’aria sembra farsi più densa.  Il brano è anche una dichiarazione d’intenti: Cico Messina apre il suo nuovo percorso artistico con una composizi...

Andrea Paganucci "Tick-Tock - Il mondo è finito" il nuovo singolo

"Tick-Tock - Il mondo è finito" è il nuovo singolo di Andrea Paganucci, siracusano che porta la sua musica tra l'elettronica e l'alternative rock con contaminazioni anche hip hop.  ASCOLTA SU SPOTIFY "Hai presente quando scrolli su TikTok, poi ti giri, guardi fuori e ti sembra che il mondo stia davvero finendo? Ecco, Tick Tock - il mondo è finito è la colonna sonora perfetta per quel momento. Un fiore che perde i petali, un’onda d’urto invisibile, un beat che non ti lascia scampo: questo singolo è un mix di synth, malinconia digitale e voglia di ballare sull’orlo del cratere" dice Andrea Paganucci che ha scritto e prodotto il brano.  Tick Tock cattura esattamente quell’istante sospeso tra apatia digitale e consapevolezza esistenziale. Il 'nostro' firma un brano che è insieme ironico e malinconico, una danza sul bordo del collasso globale. Tra synth pulsanti, beat ossessivi e immagini poetiche (un fiore che perde i petali, un’onda d’urto invisibile),...