"Twin Peaks 3" di David Lynch


“- Altri cinque anni? - Per chi mi hanno preso? - Per uno di quei cazzoni della bibbia che vivono per sempre?”


Quando si parla di un regista come David Lynch sarebbe riduttivo raccontare una trama, semplice o meno che sia, parlare della storia, di snodi narrativi e parlare, sarebbe meglio dire sproloquiare... piuttosto... di atmosfere oniriche, perché “il sogno” e i suoi significati reconditi, sono letteralmente alla base della sua filmografia. 





Non può fare di certo eccezione la terza tanta attesa stagione di “Twin Peaks” 25 anni dopo, che alberga, dimora, vive nel subinconscio del suo autore, impregnata da dinamiche surreali e costellata da omicidi "apparentemente" scollegati tra loro. Se nei film il nostro si è imposto per così dire una disciplina, una coerenza narrativa, una logicità del fluire degli eventi (discorso a parte meriterebbe Inland Empire) pur ricorrendo ai suoi amati “doppi” (“- Sei ancora con me, ottima cosa”) a “maschere”, a “zone parallele”, qui siamo di fronte a un flusso “d’in coscienza” bello e buono, che non ha paura di osare, di dipanarsi il più possibile, di intricarsi e confondere sempre di più, sprezzante di qualsiasi continuità narrativa, dei meri fatti di cronaca, di qualsivoglia verosimiglianza, seppur propriamente filmica, di andare incontro ad ogni possibilità della storia. 





"- Nostalgia, per questo sei qui, fai il turista nella tua adolescenza"



E' difficile da seguire e non è di certo per tutti una serie del genere, è bene tenerne conto.



Si ha come la sensazione di essere di fronte a “Un sogno lucido”, che per essere consci di ciò si ha bisogno di essere svegliati, grazie all’assurdità della scena che si sta osservando. Così per un “assurda conseguenza” a un omicidio sembra corrispondere il suo lato grottesco, con “l’istituzione” leggasi forze dell’ordine, che di certo non ci fa una bella figura ma è funzionale e smorza la tensione. Divertente a tratti persino. 





Quello che ci preme rimarcare piuttosto che tediarvi sugli infiniti mondi e possibili vite  dell'agente speciale Dale CooperKyle MacLachlan a cui si affiancano grossi nomi come Naomi Watts, Jennifer Jason Leigh, Jim Belushi, Michael Cera e Laura Dern, è che Twin Peaks è semplicemente grande cinema, nel senso visivo in primis, in termini di inquadrature, di dettagli, di cura certosina del montaggio, di creazione e crescita costante di pathos e infinite sfumature… per non parlare della colonna sonora di Angelo Badalamenti... 



dove la regola è che: “- Prima c’è un’occasione e poi un tradimento”






e non è un paradosso, attenzione, na non ci sono buchi di sceneggiatura… non ha senso nemmeno parlarne, perché è proprio la cifra stilistica dell’opera in se, che in questo caso si può avvertire maggiormente trattandosi di una serie pensata per più episodi. I buchi, le omissioni, le censure, sono parti preponderanti del sogno in quanto tale e dell’universo Lynchiano. C’è davvero poco da sorprendersi per chi lo conosce. 



Twin Peaks Il Ritorno è una possibilità, una estensione del suo essere lirico, visionario, contorto, straripante, senza freni, libero... come in un sogno "lucido" che riesci a padroneggiare.



Il segreto per apprezzare al meglio il genio di David Lynch in questa serie e nei suoi film soprattutto, rimane l’allontanare ogni processo di razionalità e di immergersi totalmente nel suo mondo. Nonostante tutto. Ne sarete ampiamente ripagati.





“- Non è un casino no? - No, è solo maschile”





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