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Caparezza - Prisoner 709


Dopo l’ottimo “Mueseica” Caparezza torna con “Prisoner 709” dove la novità sostanziale è che le vicende narrate dal nostro stavolta, affondano in radici decisamente più personali. Per questo si può parlare di un album “intimo” per più di un verso, nel quale Caparezza si guarda dentro, a causa di alcuni problemi di salute che lo hanno afflitto negli ultimi anni, ma prende forza e vigore per guardare oltre, in maniera forse meno ironica rispetto al passato, ma con la lucidità di un cecchino, con la solita vis dirompente e la solita intelligenza, capacità sublime nel mescolare basso e alto per restituire una visione altra della nostra società: dalla religione ai fatti di cronaca, dalle relazioni alle questioni puramente musicali. E musicalmente per l’appunto, il nostro prosegue col suo tipico sound, che potremmo definire “crossover”, con un immaginario sonoro che va dai ’70 agli ’80. Come al solito, sono gli arrangiamenti, la varietà di toni e trovate che arricchiscono un corpus già più che definito, dove è comunque la parola a farla da padrone, inevitabilmente. Come al solito, verrebbe da scrivere. E meno male. Ma meno male, Caparezza c’è, e si conferma come uno dei più “grandi cantautori moderni” degli ultimi 15 anni, e c’è veramente poco da aggiungere, se non ascoltare “Prisoner 709”:

“Prosopagnosia”: ritmiche cupe, incedere tribale a cui il ritornello affidato a John De Leo non ne vuol sapere di stemperare…“Tra le mani gli album e non riesco a completarli Qualcosa sta bloccando l’ingranaggio Siccome immobile, sto sul palco del 5 maggio Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio Ora che cantare è il mio mondo ne sono ostaggio”

“Prisoner”: puro crossover tra chitarre affilate e ritmiche ancora una volta cupe e incisive… l’artista è faccia a faccia con la sua “pena” e i suoi innumerevoli dubbi: “ma la gente ascolta la musica, non ascolta la coerenza e sono mariuolo avido tra tanti ladri d’oro platino e diamanti, io mi immolo perché ho davanti il mio ruolo che mi inchioda, rabbi, e non sono più di moda, Calvin, sul mio conto slogan blandi, chiudi un occhio quindi gioca a dardi con il mio di volto non di Giovanardi.”

“La caduta di Atlante”: dall'incedere marziale il brano si fa notare per la varietà d’arrangiamento che lo contraddistingue sin dalla prima strofa: “Io che cado, dal mondo schiacciato, mentre la rincorro Atlante-Dike, Amore-Psiche, terrei giustizia Fine della storia, fine del rapporto”

“Forever Jung (feat. DMC)”: rapper e psicoanalisi , ritmiche in levare, sound pastoso: “I veri padri del rap sono Fred e Jung Prima di Dj Kool Herc ed il folle boom Prima che la vecchia scuola ci abbia messo rime su Potere alla parola prima di Francesco di Gesù”

“Confusianesimo”: “C’è una scienza dietro le religioni Il testo epico, l’impianto scenico
Nuove barriere, nuove prigioni Non mi immedesimo, Confusianesimo” sospesa e intensa

“Il testo che avrei voluto scrivere”: “Io scriverò un testo con un senso Così contagioso che lo twitti Sarò più famoso di Gesù No di più, più famoso di Hello Kitty” impianto progressive e sfuriate hard rock

“Una chiave”: “Potessi abbattere lo schermo degli anni Ti donerei l’inconsistenza dello scherno, degli altri So che siamo tanto presenti quanto distanti So bene come ti senti e so bene quanto ti sbagli” mood retrò, anni ’80, suggestiva, a tratti emozionante in alcuni passaggi. Potrebbe essere un futuro singolo.

“Ti fa stare bene”; il secondo singolo estratto, è un funky trascinante: “Canto di draghi, di saldi e di fughe più che di cliché. Ti farà stare bene.Snobbo le firme perché faccio musica, non défilé. Ti farà stare bene.Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé. Ti farà stare bene. Questa canzone è un po’ troppo da radio, sti cazzi finché ti farà stare bene”.

“Migliora la tua memoria con un click (feat. Max Gazzè”: Sinuosa e avvolgente:“Rispetta la massa ma quella del tuo corpo Non quella che da la colpa ai politici ed è uno schifo Accettare il dolore per apprezzare la vita È come ingoiare un tizzone per apprezzare la pizza Ridicolo, pensare a chi sta peggio non ti fa stare meglio A meno che tu non sia cinico”

“Larsen”: “Sto invocando pietà, Larsen Il suono del silenzio a me manca
Più che a Simon e Garfunkel Nel cervello c’è Tom Morello che mi manda feedback
Hai voluto il rock? Ora tienilo Fino alla fine” ritmica accattivante e melodia che ti si appiccica addosso sin dal primo istante

“Sogno di potere.”: “Se fossi re sarei Ludovico, secondo in Baviera Come lui me ne sto tra il castello in ciabatte A sentire il bordello che fa Richard Wagner Se mi dicono: “Il popolo intero c’ha fame” Rispondo: “mi spiace, per lo meno c’è l’arte” Vorrei solo una vita serena, minchia
Tutti mi chiedono di avere polso ma sono sereno, Williams Da questa finestra ho la valle innevata è una meraviglia E’ un mondo reale ma qui di reale c’è solo la mia famiglia” della serie"lezioni per trapper"

“L’uomo che premette”: “Premetto che sono l’uomo che premette Premetto che sono l’uomo che premette il grilletto Premette il grilletto Ora sono in manette, chi l’avrebbe mai detto? Io non l’avrei mai detto, l’avrei solo premesso” hard rock, per uno dei testi più incisivi dell’intero lavoro

“Minimoog (feat. John De Leo)”: “E fitta, che vomito Zig zag nel monitor Bisturi sull’omero O-o-omicron I chirughi sono Mickey Rourke Io Mickey Munch Ho le loro dita addosso come un minimoog” minimal e ipnotica

“L’ Infinto”: “I predicatori che gridano: “Dio ci perdoni per averlo inventato” Questa vita è finta, come quello che passa per vero sul web Si abbassa quel vetro fumé, vedo la banca non vedo più te Non abbiamo creato il computer è il contrario, datemi retta Siamo FAQ come i commenti e FAQ che sta per fa che mi legga” una sorta di “reggaetone circense”… alla maniera del nostro

“Autoipnotica”: “Le vetture sono pendoli mica macchine Alla guida sono lento io, Mika Häkkinen
Seguo fili che tesso tipo aracnide Dalle onde sommerso, mito, Atlantide Ho capito che arrivo alla meta solo se mi perdo” filastrocca minimal che si appoggia sugli archi, che prende a tratti sembianze quasi da ballad

“Prosopagno Sia!.”: “And if you call my name I don’t recognise it If i look at my face” sorta di reprise della traccia d’apertura in chiave funky dance

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