Dynasty (The CW/Netflix)


“Che vi piaccia o no viviamo in un'epoca di dinastie. Di chi altro puoi fidarti per gestire gli affari di famiglia se non della famiglia. Sono una Carrington e i nostri affari sono: potenza ed energia! Se oggi guidate la macchina, ricaricate il cellulare o fate colazione è probabile che la Carrington Atlantic c'entri qualcosa. Da generazioni questa è la nostra dinastia e oggi mio padre mi passerà il testimone... finalmente!”

Come prevedibile il reboot di “Dynasty” targato The CW è qualcosa di assolutamente inguardabile. Stavolta mettiamo proprio da parte i mezzi termini ed andiamo subito al sodo: “Dynasty” è una delle serie più brutte del nuovo millennio. Per quanto ci si provi, per quanto si cerchi attentamente, non c'è una cosa di questo reboot che funzioni: a partire dalla poca originalità di una trama scadente e assolutamente priva di originalità, passando per un cast orrendo - tanto che sembra che in questo contesto non sappia recitare nemmeno Alan Dale, da qui si desume quanto sia scarsa la regia – il basso livello dei dialoghi, la banalità nella già di per se scarsa caratterizzazione dei personaggi, col padre padrone, il figlio gay, la figlia in lotta con la matrigna, ecc ecc, insomma la serie è un chiaro esempio di quello che si deve evitare in una serie televisiva. 


La trama racconta la storia della ricchissima famiglia Carrington, soprattutto di Fallon (Elizabeth Gillies), figlia primogenita che torna a casa dopo parecchio tempo convinta che il padre, Blake (Grant Show), le stia per cedere le redini della società. Quando arriva però si troverà di fronte un quadro molto diverso: il padre ha instaurato una relazione con una donna, Cristal Flores (Nathalie Kelley), una arrampicatrice sociale, a tratti anche un po' sgualdrina, che raggiunge il suo scopo: prendere il posto di Fallon al comando dell'azienda, tanto che la ragazza decide di creare un'azienda tutta sua entrando in competizione con il papà, che pur molto giovane è palesemente l'idiota di turno. 


Fallon e Cristal saranno sul piede di guerra fin dal primo fotogramma, mentre il fratello di Fallon, Steven (James Mackay), decide di schierarsi con la matrigna, perché capisce che lì potrebbe raggiungere i suoi scopi, soprattutto quello di entrare nelle grazie di un padre che non ha mai visto di buon occhio la sua omosessualità. Nel cast anche Michael Culhane (Robert Christopher Riley), autista di casa Carrington, innamorato di Fallon, disposto a tutto per aiutare la ragazza, consapevole che non potrà mai diventare nulla di più di un mero giocattolo sessuale; Sammy Joe (Rafael de la Fuente), nuovo socio e possibile futuro marito della ragazza; ed infine il già suddetto Alan Dale, attore da quasi 40 anni sulle scene, che dopo aver ricoperto ruoli decisamente più importanti si ritrova in un contesto a dir poco squallido come questo, dove interpreta il maggiordomo Joseph che dire ficcanaso è dire poco. 


Gli stereotipi sono serviti sul piatto d'argento, ma non siamo più negli anni '80, lì dove nasceva il primo “Dynasty” e dove si calcava l'onda delle prime serie dagli intrighi familiari, qua siamo in un'epoca nel quale di serie così negli ultimi 30 anni ne sono state prodotte a bizzeffe, non si contano più le trame su famiglie in contrasto, figli e matrigne in lotta, tradimenti e misteri, ne abbiamo piene le tasche. In più se a tutto questo uniamo una noia di fondo imponente, un cast ed una regia pessimi, ecco servito uno dei peggiori telefilm della storia statunitense, che ci auguriamo finisca presto.

Personaggi e doppiatori:

Fallon Carrington (Erica Necci)
Cristal Flores (Valentina Mari)
Steven Carrington (Gianfranco Miranda)
Michael Culhane (Stefano Alessandroni)
Jeff Colby (Andrea Mete)
Sammy Joe (Raffaele Carpentieri)
Joseph Anders (Carlo Valli)
Blake Carrington (Francesco Prando)

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