Famous in Love (Freeform/Premium Stories)


“Eri un piagnucoloso buono a nulla quando ti ho assunto, te lo ricordi? E ricordi anche che ho degli amici che sono felici di risolvermi i problemi? Loro non strizzano, tagliano... sta lontano da mio figlio, perché vorrei non doverti più strizzare le palle, non è da me”


“Famous in Love” luccica di paillette, tutti fronzoli e niente sostanza... fumo, molto fumo, tanto da annebbiare tutto e senza arrosto. Ci troviamo nel mondo “incantato” del cinema hollywoodiano, dietro le quinte di quel patinato e pieno di falsità universo, dove le occasioni vanno prese al volo. Basato sul libro omonimo di Rebecca Serle, che insieme a Marlene King (“Pretty Little Liars”), l'ha trasferito sulla tv, la serie racconta la storia di Paige Townsen (Bella Thorne), studentessa di college che un giorno si ritrova ad accompagnare l'amica ad un provino per il ruolo da protagonista per un nuovo telefilm chiamato “Locked”. Ovviamente prenderanno lei e non l'amica, figuriamoci. 


La nuova vita da “star” non sarà facile da gestire e noi conosceremo la Paige prima del successo e la Paige già trasformata dopo di esso, tra pellicce, limousine, fotografi e sesso. Prevedibile l'alchimia che si viene a creare con il co-protagonista della serie suddetta, tale Rainer Devon (Carter Jenkins), che ovviamente le causerà seri problemi con la pseudo relazione che la ragazza aveva instaurato con il suo coinquilino Jake (Charlie DePew). Nel frattempo c'è la madre di Rainer, Nina (Perrey Reeves), che cerca in tutti i modi di salvare la “faccia” del figlio dai continui attacchi mediatici, vista la vita scapestrata che conduce quest'ultimo. La serie sa molto di “90210”, ricorda anche un po' qui e là “UnReal”, il tutto senza ne arte ne parte. 


Ordinata dalla Freeform, la serie conferma quanto già detto da anni, cioè che il canale non sa assolutamente fare le serie drama e dovrebbe soltanto dedicarsi alle comedy, ma “Famous in Love” conferma anche la mediocrità di un network che continua a seminare serie brutte, inconcludenti, inguardabili, auto-imitandosi continuamente e peggiorando così una situazione già parecchio degradante. Ma non è solo la trama il problema, ma anche il cast, assolutamente imperfetto, i volti di questi giovani attori sono assolutamente privi di espressioni e anche il doppiaggio italiano non aiuta per nulla nella trasposizione su Premium Stories. 


Mentre la serie è stata rinnovata per una seconda stagione che probabilmente avrà ancora meno da raccontare della prima, noi ci chiediamo come non ci si renda conto, dopo aver messo su serie come “Pretty Little Liars”, “Stitchers”, “Shadowhunters”, tanto per citare quelli più famosi, che forse bisognerebbe curare decisamente meglio la parte recitata, che in queste serie appena nominate è veramente pessima, in aggiunta a trame spesso agghiaccianti. E non ci si può capacitare di come la Freeform sia alla fine la stessa casa invece di serie come “Baby Daddy”, “Young and Hungry”, “Melissa & Joey”, sitcom che invece sono molto ben congeniate e divertenti. Due mondi agli antipodi, a sottolineare che il network, come abbiamo detto pocanzi, dovrebbe davvero pensare seriamente a lasciar perdere del tutto i drama e buttarsi a capofitto sulle comedy, visti i risultati dell'ultimo decennio.

Personaggi e doppiatori:

Paige Townsen (Giulia Franceschetti)
Jake Salt (Emanuele Ruzza)
Rainer Devon (Alessandro Campiola)
Nina Devon (Francesca Fiorentini)

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