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Forum del giornalismo musicale: il racconto della seconda edizione


Si è svolta a Faenza nell’ambito del MEI, la seconda edizione del “Forum del giornalismo musicale” - Due giornate, quelle del 30 settembre e primo ottobre, moderate dal sempre ottimo Enrico Deregibus, ricche di tematiche importanti a cui la redazione di Shake ha preso parte. 

Il primo intervento è affidato a Manuel Donati, manager Jamendo, che delinea i pregi della piattaforma di streaming, puntando sui maggiori guadagni rispetto a YouTube e rivendicando l’indipendenza dalle logiche del music business. 

Poi è la volta della consegna dei premi, che vanno a Rockol come miglior sito collettivo, a L’ultima Thule di Federico Guglielmi, come miglior blog personale e a Big Time come ufficio stampa.

E proprio con Claudia Felici e Fabio Tiriemmi di Big Time continuano gli interventi - I due raccontano la loro storia quasi ventennale e i cambiamenti che ci sono stati nel mercato discografico, dall’alto di quasi novecento album promossi, rimarcando “l’importanza dei live” per un artista oggi. Claudia e Fabio citano come esempi e non a caso Coez e Zen Circus. Interessante il racconto delle dinamiche di un ufficio stampa, le strategie adottate e le difficoltà che ci sono trovandosi a contatto con personalità molto diverse tra loro.

Dall’ufficio stampa all’artista, a intervenire è Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, che racconta simpatici aneddoti sulla band, come quando agli inizi della loro carriera un giornalista descrisse il loro sound come “Rock Anemico” o su “Unica” che originariamente era rimasta fuori da Pop x, del fatto di avere un batterista che è anche il direttore di una famosa testata musicale, per arrivare alle critiche ricevute per l’ultimo album.

Con l’intervento di Michele Manzoni che propone di instituire una vera e propria associazione di critici musicali, che trova il parere favorevole di molti, si chiude la prima giornata del Forum.

L’apertura dei lavori del primo ottobre è affidata a Luca Dondoni, che in maniera decisamente incisiva pone l’accento sull’importanza dei social, di come oggi tramite un semplice post gli artisti stessi “brucino” i giornalisti, diventando fonte primaria di notizie in tempo reale. Dondoni si sofferma poi sul ritorno della musica in tv e sull’importanza della radio, partendo ovviamente dalla sua RTL. Molto interessante infine la sua tesi sul successo del non possesso, del noleggio odierno contro il collezionismo di una volta, incarnata dall’i-phone, per spiegare il perchè, ad esempio un artista come Cesare Cremonini riesca a fare sold out dal vivo ma fatichi a vendere gli album.

Sull’importanza dei social si sofferma anche Fabrizio Galassi che spiega come ottimizzare i siti per mobile e di come la musica sia solo un aspetto della medaglia. Si concentra in particolar modo sull’uso di Instagram e sul ruolo degli haters. 

Si parla di critica musicale invece con Vincenzo Martorella che spiega molto bene la differenza tra i doveri di un critico e quelli di un semplice blogger. "Il lettore medio sa poche cose e bisogna informarlo, raccontargli. Tutti oggi esprimono giudizi. Ma l'approfondimento è quello sui cui si deve puntare. Un album è per certi versi un giocattolo da smontare, per capire come funziona, e poi da rimontare pian piano per scoprirne il senso profondo."

Tocca a Federico Guglielmi chiudere i lavori della mattina. L’intervento verte sul tema sempre attuale: “Giornalismo musicale, professione o solo hobby? Partendo dei suoi inizi, Guglielmi fa emergere le differenze sostanziali tra il giornalismo “retribuito” di una volta e quello odierno, dove spesso è lo stesso “giovane” a proporsi gratis. Non mancano ovviamente aneddoti “anche divertenti” se non fossero sottesi a un’amarezza di fondo che deve far riflettere oggi un’intera categoria. Categoria quella del “giornalista musicale” che se vuole sopravvivere deve sempre più specializzarsi, studiare, approfondire e non smettere di farlo.

Nel pomeriggio, prima dei saluti finali e dell’arrivederci a Roma, dal 21 al 23 dicembre, si è tornati con conseguente dibattito a più voci, sulla necessità di un’associazione che tuteli “il critico musicale” e si adoperi per dar maggior risalto possibile alla “Musica indipendente” di qualità.

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