“L’inganno” di Sofia Coppola


Splendida la cupa fotografia di Philippe Le Sourd, così come la scenografia allestita da Amy Beth Silver e i costumi di Stacey Battat, e anche la squadra attoriale non sarebbe male a dirla tutta, visto che può contare su un cast di primo ordine: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning..  il problema è tutto il resto: “L’inganno” di Sofia Coppola è un film non solo di una lentezza disarmante per tre quarti della narrazione, ma anche dopo “dove qualcosa finalmente accade” e dove non si capisce proprio il senso della pellicola, il perché dei fatti, chi inganni chi, chi seduca cosa… 
Siamo nel 1864 in Virginia, una ragazzina si aggira nel bosco, trova un soldato ferito, lo porta nel seminario dove vive insieme ad altre quattro ragazze e alla direttrice, per fargli avere delle cure. L’uomo è un nemico, è americano, ma ha una brutta ferita alla gamba e nel nome di Dio compassionevole, direttrice e allieve decidono di prendersi cura di lui. Siamo di fronte a questo punto a un dramma da camera pruriginoso e privo di logica, fatta salva si intende la solita denuncia al bigottismo cattolico trita e ritrita in cui si attende “una svolta” che arriva, ma per scadere nel ridicolo involontario, in uno scambio di ruoli tra vittime e carnefici del tutto insensato. La sopravvalutata Sofia Coppola torna con questa sorta de “Il giardino delle vergini suicide” che incrocia “La notte brava del soldato Jonathan”, ma l’unico pensiero che rimane è quello di aver perso due ore di vita. Amen:

“- Sono grato di essere vostro prigioniero”
“- Voi non siete un ospite, ma un visitatore molto indesiderato e non abbiamo alcuna intenzione di trattenervi”
“- C’è la carità cristiana da considerare”
“- Non c’è niente di più terrificante di una donna spaventata con la pistola”
“ - Tutti abbiamo fatto cose che non si addicono a noi”
“ - Il coraggio è fare quello che serve al momento giusto”

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