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Cesare Cremonini - Possibili Scenari




“Possibili scenari” è il nuovo album di Cesare Cremonini, ormai songwriter maturo e scevro da certe ridondanze che avevano "appesantito" alcuni suoi vecchi lavori dei quali tra l'altro si era distanziato, trovando una certa amalgama tra il sound British e la canzone d'autore italiana .In questo nuovo album emergono aneliti "anni '80", mestiere "inevitabile" e in senso positivo, (il nostro è sulle scene da quanto?) e le classiche cose, verrebbe da dire che a scuola non ti insegnano... che ce l'hai dentro e stop... passano gli anni... Cesare Cremonini si rivela sempre di più un autore di talento. Non è poco per l'asfittica produzione italiana, che sforna tanti dischi ma pochi di qualità. Cesare ci riesce, magari non nelle dieci canzoni in totale e magari non sarà mai il De Gregori di turno, venerato come il salvatore della patria, ma siamo di fronte a canzoni "vere" che possono piacere o non piacere, ci mancherebbe.. ma ad avercene...  "comunque". Non tutto l'album è all'altezza a dirla tutta, un tot di brani seppur di buona levatura possono considerarsi alla resa dei conti, dei riempitivi, buoni "a fare legna" per così dire, ma questo solo perché la considerazione è tanta:

“Possibili scenari”: “… si contendono le nostre vite mentre noi le stiamo qui a guardare” la titletrack ha un incedere accattivante, dal gusto retrò, con la melodia che si apre nel ritornello, morbida e subito complice: “dalle ultime ricerche di mercato si dice che la gioia sia tutta da inventare e poi succede che stiamo bene insieme senza nessun perché”

“Kashmir - Kashmir”: “L’Europa è così, cerca il diavolo negli occhi degli altri” funky dance, col basso in evidenza, “ti giuro che ho studiato nelle scuole migliori so che gli alcolici mi portano fuori” coi fiati che si fanno sentire ma non si prendono la scena

“Poetica”: il primo singolo estratto, è un finto valzer dalla melodia non proprio originalissima nella strofa quanto meno, meglio l’apertura melodica nel ritornello, decisamente incisiva dove la batteria lo fa da protagonista: “questa sera sei bellissima, se lo sai che non è finita abbracciami”

“Un uomo nuovo”: ancora bassi sugli scudi, per sonorità funky dance ancor più accentuate rispetto a Kashmir, con tanto di un tripudio di effetti, forse eccessivi, anche nella voce: “e un giorno rinascerai nella mia vita passata così potremo cambiare le cose raggiungerci lungo la strada"

“Nessuno  vuole essere Robin”: “complichiamo i rapporti come grandi cruciverba e tu mi chiedi perché, fammi un’altra domanda che non riesco a parlare” intensa e poetica ballad “tutta di un fiato” che può far venire in mente certi episodi di Lucio Dalla:“tutti col numero dieci sulla schiena e poi sbagliamo i rigori”. Una delle tracce migliori dell’album.

“Silent Hill”: “Non puoi scappare… i tuoi fantasmi cercano te… non hai davvero paura finché non sai davvero chi sei” piglio blues e chitarre incendiarie abbinate a una ritmica trascinante e ripetittiva… è decisamente il brano che non ti aspetti,  si rivela una sorta di mantra alla Beck prima maniera... e senza neanche averne l’aria.

“Il cielo era sereno”: mood da nostalgia anni ’80 che ben si sposa col testo: “io mi ricordo com’era avere un sogno nel cuore ma ora lo so che non c’è più il tempo per vivere” ma che non trova adeguato sviluppo nel ritornello, rimanendo in superficie. Non basta il comunque degno di nota solo di chitarra nella parte finale.

“La Isla”: “la libertà è una conquista, questa follia non vedo l’ora che finisca! classico brano estivo, scritto bene, ci mancherebbe, ma che alla resa dei conti lascia il tempo che trova, singolo o meno che sia o mai diventerà.

 “Al tuo matrimonio”: “vorrei sapere come stai, ti amo e ti odio” altro diversemant, a tinte new wawe, orechiabilie, ma decisamente niente di che.

“La macchina del tempo”: “guarda che strani scherzi fa il vento ci porta via leggeri in un solo momento” altra ballad dai sapori d’antan… con finale “cinematografico”… 

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