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"L'amore e la violenza, una storia dei Baustelle" di Federico Guglielmi


Da oggi in libreria, pubblicata da Giunti Editore, la biografia autorizzata scritta da Federico Guglielmi: "L'amore e la violenza, una storia dei Baustelle". 

“Frequentavo lo scientifico, l’Antonio da Sangallo di Montepulciano. Non marinavo spesso la scuola ma ogni tanto capitava. In città c’erano vari posti dove andare, come il tempio di San Biagio: una chiesa bellissima circondata da un grande prato dove i ragazzi prendevano il sole, fumavano sigarette di vario genere, strimpellavano. Io e Claudio ci siamo conosciuti lì, mi pare. Lui viveva a Torrita, dove però non c’erano le superiori e quindi per studiare doveva spostarsi a Montepulciano. Era una specie di teddy boy, mi disse che provava insieme a un paio di amici. Facevano cose davvero assurde, molto hard e metal”. (Francesco Bianconi)

“Un mio compagno di ragioneria mi parlò di un nostro coetaneo che, come me, suonava la chitarra. Dato che nella nostra zona non erano in tanti a interessarsi di musica, ero curioso di incontrarlo, cosa che accadde al bar di Abbadia. Lui era l’opposto di me: tutto bellino, pettinato bene, Ray-Ban, un’indole molto da figlio dei fiori”. (Claudio Brasini)


“Era il mio ultimo anno di superiori e mi arrivò quella cassettina. (…)Ascoltai il nastro e ne fui colpita, mi ci ritrovai: titoli come Asia Argento e Aurelia, suoni  un po’ ossessivi, giri in minore. (…) Dissi a Ettore che mi piacevano e lui mi fece telefonare. Mi venne dato appuntamento nel posto un po’ sinistro dove provavano, una casa colonica vicino ad Abbadia. (…) Mi feci accompagnare da Stefania Sandroni, una mia compagna di classe che viveva nello stesso paese di Francesco ed Ettore, con la mia Fiat 126 bianca, nel buio totale. C’era una stradina sterrata che terminava davanti a una sbarra di ferro, perché era una tenuta con la riserva di caccia. Si lampeggiava con i fari della macchina, qualcuno veniva incontro con la torcia, i cani del prete che viveva accanto abbaiavano...è stato così per tutto il tempo in cui abbiamo suonato lì”. (Rachele Bastreghi)

"Avevamo maturato l'idea di cominciare a cantare in italiano, sulla scia di un paio di scoperte: i Diaframma di Federico Fiumani, che avevo ascoltato per la prima volta con "Gennaio", e il successo rilevante, benché non ancora mainstream, dei CSI e degli artisti del Consorzio Produttori Indipendenti. Mi convinsi che era possibile fare musica bella, brillante, anche con testi nella nostra lingua."
(Francesco Bianconi, 1993)

La presentazione di Federico Guglielmi: https://lultimathule.wordpress.com/2017/11/22/baustelle-22-11-17/


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