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Giovanni Selis - Vivo per metà



“Vivo per metà” è l’album di Giovanni Selis, prodotto da La Stanza Nascosta Records. Selis è un giovane cantautore sardo che, dopo gli studi di musica, ha vissuto l’importante incontro con il compianto discografico Piero Calabrese che molti ricordano per essere stato il produttore di Alex Baroni, Giorgia ed altri interpreti della scena musicale italiana degli ultimi 20 anni. In 7 brani più una bonus track, l’autore dimostra sensibilità, anima, anche se ancora deve ben collocarsi. L’elettro-pop è nelle sue corde e ci sono delle melodie da questo punto di vista godibili. Quando l’album però vira verso il pop più puro, con la vocalità più enfatica perde vigore e il rischio, che purtroppo non riesce a superare, è quello di adagiarsi su suoni un po' vetusti. Salis può fare strada, trovare una dimensione testuale più intima, che esca fuori dal contesto dei rapporti di coppia. Siamo convinti che il ragazzo maturerà presto su tutti i punti di vista. 

“Ossigeno (perché Alessandra…)”: il curioso intro dal sound anni ’90 è “Sorrisi falsi pieni di ipocrisia, non fidarti mai delle promosse di chi dice “ti porto a X Factor e così sia””… testo adolescenziale con quella “R” che caratterizza Selis e un manto di synth non invadenti. Un brano che scorre via leggero. 

“Le luci della città”: elettro-pop più “solare” rispetto al brano omonimo di uno come Coez che non si discosta dal genere. “Alba e tramonto distanti come noi due, basterebbe poco per sentirsi più vicini…”. Il pianoforte sorregge il pezzo dove si adagia il parlato che riesce a non banalizzarsi troppo. Melodia convincente che nel finale si dilata…

“Una cosa sola”: il suono dell’intro è sparso un po' per tutto il disco, donando quell’aria da disc jockey fine ’90, con un chorus che resta, un testo giovane e la voce del nostro sempre molto dimessa: “Sento di averti ancora dentro di me anche se tu non mi guardi più…”

“Fragilità”: il pianoforte prende per mano ancora una volta Selis: “Cambierò per dimostrare al mondo quanto è difficile lasciarsi e poi ricominciare”, l’amore finisce in un synth fortemente spaziale nel finale. Un brano in cui sembra esserci traccia dei primi Intercity.

“Vivo per metà”: è la title track più puramente pop del disco. Sezione ritmica e archi a tenere a bada l’indole di Giovanni Selis: “Quello che vorrei sono gli occhi che mi dai ma perdona se ho paura di perderti”. Nonostante sia il singolo dell’album non è il miglior biglietto da visita. Il testo è debole anche se l’intenzione è di cuore, ovvero la dedica a Piero Calabrese. L’interprete in questa dimensione più pop, che da qui in poi utilizzerà, si trascina le finali alla Renga ma la sua credibilità è altrove in questo lavoro.

“Due piume nell’aria”: piano e voce, continuando il trend del precedente: “Quello che provo quando vedo i tuoi occhi me lo tengo per me…”. Sul finale spazio al pianoforte e agli archi.

“E-ssenzA”: un altro elettro-pop stavolta alquanto cupo con moderne incursioni che si schiantano bene sul piano in sottofondo: “Berrò dalla tua anima ribelle, finchè avrò sete io non me ne andrò, respirerò la tua essenza…”. Parte bene anche se poi non ha grandi evoluzioni.


“Compromesso”: è la bonus track che rievoca certa musica leggera di fine anni ’80 inizio ’90. Ribadiamo che Selis ci piace più nel sound pop elettronico perché è molto piacevole anche più di certi coetanei “rinomati”: “Le parole che hai lasciato per me le ho messe in una canzone perché volevo solo onorare il tuo nome ma questo gli altri non l’hanno capito…” no, molto probabilmente ha ragione, però sicuramente sarebbe meglio uscire dalla dimensione “amore finito” per ricercare nuove storie altrove. Solo un consiglio. L’assolo di elettrica finale dona respiro al brano.

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