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Marco Rò - A un passo da qui


Marco Rò con “A un passo da qui” rilascia un album convincente, scritto con intelligenza e con uno sguardo sociale sulla realtà odierna che non guasta, anzi…Pur con qualche brano marcatamente pop, comunque di piacevole fattura ma abbastanza standard musicalmente parlando, con ritornelli che si aprono alla melodia senza se e senza ma, nell’insieme il lavoro risulta decisamente interessante, con il nostro che non ha paura di osare e di spingersi su territori meno scontati facendo emergere le sue origini soul e blues:

“La lista”: brano pop ben costruito e orecchiabile: “e non serve arrivare fino al sole per capire quanto brucia” 

“Immagini a righe”: “silenzi la voce dei muri qui intorno” suggestivo ritratto venato di soul di un uomo costretto dietro le sbarre, sfuggendo nel testo alla banalità, con la voce di Marco Conidi che è decisamente un ottimo surplus

“Tutto quello che non sai”: altra brano pop, altamente melodico, con un’ottima prova vocale: “solo a te confiderei che non riesco a fare a meno di scappare da quassù per respirare il tuo veleno”

“Ale”: buone armonie e dinamiche non banali in questa ballad: “c’è sempre chi dice non tutto è per sempre e c’è chi da ascolta a chi non vede e non sente”

“La scala mobile”: melodia non originalissima per questo brano giocato principalmente su stop and go: “io come contromano sulla scala mobile passo dopo passo mi avvicino e mi allontano” 

“Dune”: intensa e poetica ballad, ben arrangiata, uno dei migliori episodi dell’album, scritta con la giornalista Laura Tangherlini (presente anche con un cameo vocale). Il brano tra l’altro fa parte della colonna sonora del documentario Matrimonio Siriano: “nulla prende forma a caso neanche il fumo sopra il fuoco ed io nell’attesa che ti lasciassi andare” 

“A un passo da qui”: la title track è diradata, evocativa e complice, con un ottimo testo: “esiste qualcuno a cui importa davvero come ero ieri” presente anche nella versione inglese intitolata “One step”

“Sul paradosso”: blues, coi fiati in evidenza: “mi fa un pò paura la misura delle cose che non voglio misurare”

“In blu”: delicata ballad, che gode di un ottimo arrangiamento e di un testo ricco di immagini suggestive: “creditori impazienti e io sto pagando quel tuo sorriso di maggio al tramonto controluce” 

“Mosca mon amour”: danzereccia e minimal, con citazioni che vanno da Paoli ai Ricchi e Poveri a Tozzi, divertente e ironica al punto giusto con Kira Franka alla voce: “sapore di sale sapore di mare sapore d’Italia persa al sole”

“C’era una volta”: “comprati uno smartphone e navigherai pure sotto i ponti” folk ballad, l’ideale proseguimento della traccia precedente, con una chitarra sugli scudi: “e ora che siamo tutti a tavola a guardare l’Italia che si sbriciola”

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