Sergio Cammariere resoconto live e intervista - Teatro Impero Marsala (25 febbraio 2018)


Quello di Sergio Cammariere in Sicilia e a Marsala (TP) in particolare, è un ritorno. Questa volta con l'"Io Tour". Come ha detto lui stesso dal palco del Teatro Impero, “Grazie per avermi accolto così”. In un teatro quasi pieno a dimostrazione che la musica live si vende ancora bene. Di arte, cultura, poesia e bellezza della musica, si è parlato con Cammariere che ci ha accolto in hotel a braccia aperte e bacia mano, come un vero gentleman, con gli occhialini scuri a celare una forte timidezza e un bellissimo mondo. 
“Sono nato a Crotone e porto il Sud, il mio mare, la natura in giro per il mondo. Peraltro – ci confida – ho una fidanzata siciliana quindi torno con piacere in questa meravigliosa terra”. Anche se è astemio e non beve Marsala. Dando uno sguardo al panorama musicale italiano di oggi, Cammariere fa un'analisi lucida di chi appartiene all'epoca dei grandi cantautori, ad una musica, di nicchia, quale il jazz o la bossa nova, che a fatica si fanno spazio: “In classifica oggi vediamo ai primi posti i giovani rapper, i deejay, non i giovani cantautori. Per un cantautore, un musicista, è importante la ricerca della melodia così come imparare a suonare uno strumento. Un dato di fatto è che oggi è cambiata la fruizione della musica, sono cambiati i supporti; prima c'erano i vinili, i cd, oggi la musica si scarica dal web. Il cambiamento politico degli ultimi 10 anni, ha portato anche ad un cambiamento in un settore come la musica. Una domanda la voglio fare io: quale canzone del Festival di Sanremo degli ultimi 10 anni, vi ricordate? L'unica che ricordo bene è la canzone di Simone Cristicchi”. 
ph Katia Loki

Dopo una pausa, a ragione, a caccia di qualche brano nella nostra memoria, ci racconta della prima emozione sul palco di Sanremo: "Pippo Baudo mi volle perchè sapeva che avevo tutte le carte in regola e sul palco dell'Ariston il pubblico si affezionò alla mia anima, al mio cuore". E sull'ultima apparizione al Festival di Sanremo di Claudio Baglioni: “Nina Zilli mi ha chiamato al suo fianco nella serata dei duetti per intepretare un brano con un tema importante, quello della violenza sulle donne. Una volta a cantare di questi temi forti erano cantautori come De Andrè, Guccini, oggi ne parlano diverse trasmissioni televisive in maniera incondizionata”. 
Quando attraversa la musica dei “grandi”, Cammariere trasmette quasi devozione per il mondo cantautorale ed i miti del jazz e della musica classica, fonte della sua ispirazione. E che grazie a Roberto Kunstler, il suo fido paroliere, mette per iscritto approdando oggi ad un album strumentale: “Piano” è un punto di arrivo e partenza perchè ci ho messo 5 anni a definire i 16 brani che lo compongono. Il primo brano “Tema di Malerba” è ispirato all'omonimo racconto di un mio amico, lo scrittore siciliano Carmelo Sardo; un romanzo tradotto in 20 lingue e scritto con l'ergastolano Giuseppe Grassonelli. Così, tanti altri brani hanno tratto ispirazione: “Ritratto di mio padre” da un film di Maria Sole Tognazzi del 2010, vincitore di premi, oppure “Tender eyes” dell'omonimo film del giovane regista Alfonso Bergamo o “Garbage Man”, oppure ancora “Il sole dei cattivi” che si trova nel film di Paolo Consorti. Ogni brano ha trovato una collocazione ed io sono nudo, con il mio pianoforte”. 

ph Arturo Safina
Disquisiamo poi, di poesia. Cos'è la poesia per Sergio Cammariere? “E' un argomento ampio ma vi cito Carlo Michelstaedter di Gorizia che aveva scritto “I figli del mare” una poesia dedicata ai miti e alle leggende, a Itti e Senia. L'inizio di questa poesia è il titolo del mio primo album “Dalla pace del mare lontano”. Michelstaedter era un grande conoscitore dell'endecasillabo come in endecasillabo è scritta la Divina Commedia di Dante. Sono stato sempre affascinato dalla metrica, dagli ottonari mascherati, dai settenari, dagli alessandrini. Vi racconto un aneddoto: da ragazzo, al Liceo, si creavano dei pomeriggi musicali con importanti cantautori allora molto giovani. Il primo cantautore che mi ha toccato il cuore fu Angelo Branduardi, che venne a Crotone ad eseguire “Confessioni di un malandrino”. Era la canzone con i versi “Mi piace spettinato camminare col capo sulle spalle come un lume così mi diverto a rischiarare il vostro autunno senza piume”, era una poesia di Esenin che, con Majakovskij e l'esistenzialismo di studiavano a scuola. Io mi sono detto: da grande voglio fare questo, mettere la poesia nella musica”. 
Poi uno sguardo sull'imminente futuro: “A breve uscirà un documentario su Don Gallo, dal titolo “Prima che il Gallo canti” scritto e diretto da Cosimo Damiano Damato, che ha coinvolto tanti artisti come Vasco Rossi, Dario Fo, Erri De Luca che raccontano la loro esperienza spirituale e ci saranno anche le mie musiche”.


RECENSIONE CONCERTO - TEATRO IMPERO MARSALA (25 FEBBRAIO 2018)

Sul palco assieme ai suoi giovani musicisti - Daniele Tittarelli al sax, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Bruno Marcozzi alle percussioni – che gli tengono testa con assoli magistrali, Cammariere entra in scena al Teatro Impero di Marsala “Mano nella mano” ringraziando più volte il pubblico che a fine concerto si riversa sotto il palco a volerlo abbracciare. Abbracciare per la compostezza mai urlata o abusata, per le sonorità del Sudamerica in “Nessuna è come te” tratta dall'album “Sul sentiero”, dedicando “Le porte del sogno” alla ventosa Marsala e alla bossa nova: “Così l'autunno é già tra i rami...”. 

La sua seconda partecipazione sanremese è “L'amore non si spiega” velata di jazz, ma quando Cammariere chiede al pubblico se avessero una richiesta, tra le tante, la prima è stata “Estate” di Bruno Martino che il musicista ha reinterpretato qualche anno fa con il trombettista Fabrizio Bosso. Dal primo fortunato album “Dalla pace del mare lontano”, con la title track, Cammariere esegue “Tempo perduto”, presentata alle Targhe Tenco nel 2002 (Miglior Opera prima), dove si sbizzarrisce sui tasti con la parte ritmica che poi lo lascia solo sul palco con “Vita d'artista”; ed ancora la sentita “Sorella mia” e “Dalla pace del mare lontano” contro la guerra in Siria e tutti i conflitti nel mondo oggi. 
La tanto attesa resta “Tutto quello che un uomo” che lo ha lanciato al grande pubblico e che lo rappresenta in stile ed educazione. Tutti cantano la canzone dando vita ad un momento importante di condivisione, di intenti. “La vita ci vuole” a ricordarci che è “uno spavento eccezionale”, mentre torna la bossa in “Via da questo mare” ed il “... tempo si scorderà, dei tuoi vent'anni”. Dopo “Cantautore piccolino... confrontato a Paoli Gino”, spazio agli assoli dei musicisti con Cammariere che li osserva divertito... un gioco di sguardi compiaciuti che si lancia in una ballabile “Malgrado poi” con platea e galleria in piedi, in ovazione, a chiudere un concerto che resterà nella memoria di chi, domenica, ha trascorso un pomeriggio meno elettorale e più musicale che fa bene allo spirito.

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