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Francesca Incudine racconta "Tarakè"



FRANCESCA INCUDINE
ESCE TARAKE’, IL SECONDO ALBUM DELLA CANTAUTRICE SICILIANA
Canzone d’autore e world music per un disco che racconta di coraggio 
e di cambiamento, ma lo fa con la levità dei semi di tarassaco dispersi nel vento


"Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando, 
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare: 
dell’interruzione un nuovo cammino, 
della caduta un passo di danza, 
della paura una scala, 
del sogno un ponte, 
del bisogno un incontro…”
(Pessoa)


Viene da un’urgenza di cambiamento, dalla ricerca di nuove strade e dalle conseguenti cadute, il secondo album di Francesca Incudine, cantautrice siciliana, tra le giovani realtà più interessanti della world music italiana. 
Inquieta, come il titolo del suo disco, TARAKE’: una parola che deriva dal greco e significa scompiglio, turbamento, ma che si trasforma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome di un fiore che ha in sé il problema e la sua soluzione. È quel fiore conosciuto anche come soffione, che pare esaudisca i desideri quando, grazie ad un alito, i suoi semi si disperdono nel vento.  “Così, come quei piccolo semi, sono venute fuori – racconta Francesca Incudine – le canzoni di questo disco. Undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino. Undici quadri sonori per restituire un po’ di ciò che ero e di ciò che voglio essere, rispondendo ancora una volta ad una promessa fatta a me stessa: quella di essere autentica”. 
E, seguendo la traiettoria dei batuffoli di tarassaco, Francesca Incudine è partita alla ricerca di storie e di emozioni da raccontare, per lo più in siciliano, nelle tracce del disco: le operaie della Triangle Waist Company di New York morte in fabbrica avvolte dalla fiamme; i dubbi di Colombo e Gutierrez che, in una immaginaria conversazione, si interrogano sulle ragioni del viaggio; il dramma dell’immigrazione e il coraggio dell’umanità; la voglia di cambiamento; la forza dell’amore quando è appartenenza e non possesso; la capacità di trasformare le “cadute” in danza; il tempo che passa vissuto con la leggerezza dell’infanzia.
È un disco che racconta l’impegno di vivere Tarakè, ma lo racconta con la delicatezza e la levità dei semi nel vento. Si potrebbe dire che è colorato ad acquerelli, come l’immagine di copertina firmata da Stefania Bruno.
L’album contiene un omaggio ad Andrea Parodi, ovvero la versione di “Frore in su Nie” che la Incudine ha presentato nel 2013 al Premio dedicato all’artista sardo dove ha fatto incetta di riconoscimenti: premio della critica, premio per il miglior testo, premio per la migliore musica e premio dei bambini.

TRACK BY TRACK  

1 – ROSA SPINUSA - L’amore che insieme ci tormenta e ci libera, un gioco tra le parti, tra i suoi diversi volti e che alla fine scioglie le resistenze e gli inverni quando trae forza solo da sè stesso. 

2 - TARAKÈ - Il brano che fa da traino a tutte quelle piccole “cadute” che l’arte riesce a trasformare in danza. Si canta il coraggio di ricominciare e di come si cambia solo se lo si vuole davvero, senza inventare scuse e mantenendo l’anima accesa.

3 - DI NOTTI NASCIUNU I CANZUNI - Come nasce una canzone. A volte in macchina, a volte mentre si passeggia, a volte di notte… quando la mente è troppo debole per potersi mentire e allora i pensieri cominciano a fare rumore. 

4 - QUANTU STIDDI - L’amore non è possesso, ma appartenenza, esserci l’uno per l’altra, come “sigillo sul cuore e sul braccio” recita il Cantico dei Cantici. “Ani le dodi ve dodi lì”, in ebraico significa “io sono per il mio amato e il mio amato è per me”; non un amore a senso unico, ma ancora una volta un amore libero che nel silenzio trova il suo senso, “muta è la tammura, nun dici mancu didda ‘na parola”.

5 - NO NAME - Il 25 marzo 1911, 146 operai (17 uomini e 129 donne) rimasero uccisi nell’incendio della Triangle Waist di New York, la “fabbrica delle camicette bianche”. Ispirato al libro di Ester Rizzo “Camicette Bianche, oltre l’8 marzo”, questo brano raccoglie immagini, numeri, volti senza nomi di tante donne che affidarono le loro vite e le loro speranze ad una nave e alle acque di un oceano e in un attimo divorate dalle fiamme. 

6 - GUTIERREZ - Un altro viaggio per mare. Ispirato al dialogo tra Cristoforo Colombo e Gutierrez di Leopardi, questo brano riporta i pensieri dei due, le ansie, le preoccupazioni, le attese, le ragioni di un viaggio, oltre la gloria che “ha poco peso, non ha volto, né misura”. Scrivevano De André e Fossati: “per la stessa ragione del viaggio viaggiare” e chissà davvero quali siano stati i pensieri di questi due uomini dopo tanto navigare. Ogni viaggio è come “un salto dalla rupe di Leucade”, la famosa rupe da cui gli amanti infelici si lasciavano andare: l’esito della loro caduta avrebbe trasformato in ogni caso le loro vite, avrebbero trovato consolazione nella morte o, in caso di sopravvivenza, avrebbero trovato la spinta per apprezzare di più la vita. Per chi osa e non ha paura di “cambiare colore”.

7 - LINZOLU DI MARI - Da un mare ad un altro, quello increspato dalle voci e dalle storie di chi non ha colpe, di chi non c’entra niente. Un invito a restare umani di fronte al dolore che non ha nome,
non ha colore, non ha fede e non ha terra, di fronte ad un dolore che ci attraversa. All’interno del brano una citazione tratta dal libro “Oceano Mare” di Alessandro Baricco ripensata in siciliano. 

8 - DORMI FIGGHIU - Dopo la tempesta, una preghiera. Quella di una madre, di un padre, di un’umanità.

9 - FRORE IN SU NIE (di Gino Marielli)  - Un omaggio alla splendida voce e anima di Andrea Parodi, già cantante dei Tazenda e poi protagonista di un importante percorso solista nell’ambito della world music. Un brano a cui la Incudine è molto legata, presentato per la prima volta in occasione del Premio Parodi 2013. Un canto che ha la forza di un “fiore sulla neve” che resiste nonostante tutto.

10 - ‘NA BONA PAROLA - La “bona parola” diventa una parola buona, una parola gentile. Il compromesso, la maldicenza, la remissività sono capovolti nel proverbio dei proverbi “calati juncu ca passa la china” che diventa “susiti juncu ca torna la china”; tutto si può affrontare e tutto si può cambiare.

11 - COMU FUSSI PICCIRIDDA - Casa è un luogo, ma ancor di più una sensazione. Un ricordo, un profumo, un luogo, una canzone può farci sentire a casa sempre; quando abbiamo perso la strada e cerchiamo di capire “che giro fa l’amore prima di ritornare a casa…”. Il tempo migliore è quello che viene o quello che passa? Il segreto è viverlo con cuore bambino, “comu fussi picciridda…”, con la meraviglia di scoprilo ogni giorno.

CREDITI ALBUM
Produzione artistica: Francesca Incudine, Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello
Direzione artistica, musicale e arrangiamenti: Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello
Pre-produzione e programmazione: Manfredi Tumminello
Label e management: Isola Tobia Label
Registrato e mixato da Andrea Ensabella presso AS Studio Project, Enna
Masterizzato da Giovanni Versari “La Maestà Mastering”
Hanno suonato e cantato: Francesca Incudine, Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello, Raffaele Pullara, Salvo Compagno, Giorgio Rizzo, Valentina Tumminello.
La voce in intro di “No name” è di Lorenza Denaro (I versi sono tratti dal libro “Camicette bianche, oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo – Navarra Editore)
La voce di “Na bona parola” è di Giuseppe Incudine
Progetto Grafico: Toto Clemenza
Volto in acquerello in copertina di Stefania Bruno

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