Maria Antonietta - Deluderti



“Deluderti” è il nuovo album di “Maria Antonietta”. Nove canzoni disincantate e lucide, fatte di parole taglienti ed incisive che vanno al punto senza troppi fronzoli, con quel tocco di poesia che sembra quasi non voluto, ed è proprio li che scatta l’empatia. “Deluderti” appare infatti raffinato ed elegante, con arrangiamenti che mirano all’essenziale, che sanno bene dove e quando colpire, ma è dalla pancia che escono le canzoni… e le emozioni... non mancano:

“Deluderti” : “non assomiglio a una linea di contorno quella la disegnano gli stronzi come te” col pianoforte portante, con la ritmica che si fa subito incisiva, ottime armonie: “se non mi amerai avrai i tuoi pensieri anche io ho i miei non te li dico mai, mentre con Dio io mi ci trovo bene vedi almeno lui ha altissime vedute”

“Cara Ombra” : trascinante, con un ottimo arrangiamento, con gli archi in evidenza a sublimare l’atmosfera nel ritornello: “ti dicevo cara ombra tienimi nascosta che devo appartenere a qualche specie esotica”

“Vergine” : sinuosa e avvolgente: “fare a pugni costa fatica rovina i vestiti migliori, sarà questo il prezzo dell’adattamento, che come vedi, non sono esperta di questa civiltà, me ne resto in disparte perché questa è la parte che preferisco”

“Pesci“: brano pop venato di nostalgia, decisamente accattivante: “Chi mangia dolore mangia sempre solo in questa vita”

“Stomaco”: “se piaci per i motivi sbagliati, accontentati, la pace la riconosco meglio essere fraintesi nelle alte aspettative circa questa esistenza com’è difficile per me ridimensionarle” incedere zampettante, con un variegato arrangiamento, che rende il tutto ampiamente godibile

“Oceani“: “ io sono l’oceano e tu neanche un pesce mi piace di dire un mucchio di stronzate, almeno sono divertente” parte come una sorta di “These boots are made for walking” per poi evolversi in un beat coinvolgente, il tutto condito con un gusto retrò, a tratti persino languido, specie nelle chitarre, ma pronto a prendere fuoco: “adesso tieni chiusa quella bocca da stronza che io non ti voglio sentire”

“Cara” : cantilenante dal mood anni ’60, scarna, con un ritornello evocativo, che rimane sospeso, senza esplodere: “quando finirete di esistere niente mi confonderà”

“Abitudini”: “quanto vi affezionate facilmente alle abitudini, io non ne ho, sarà per questo che ho pochi amici, ma ho molti libri, ho molta presunzione” ritmo e melodia sbarazzini si sposano bene con l’ironia del testo: “ogni cosa sembra essere al suo posto inclusa me”

“E Invece Niente”: “quanti giorni tutti uguali, sono io che li ho spesi male, sdraiata sulla schiena dicevo faccio gli esercizi per la bara” chitarra che procede “a strappi” per questa filastrocca iblueseggiante dal testo tagliante

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