Flo racconta "La Mentirosa" il nuovo album in uscita il 25 maggio




ESCE IL 25 MAGGIO
IL NUOVO DISCO DI FLO
“LA MENTIROSA”

(SOUNDFLY / DISTRIBUZIONE SELF)

CONCERTI DI PRESENTAZIONE
25/05 Napoli – La Feltrinelli (instore ore 18.00) – Flo Trio
26/05 Ercolano (NA) – Cratere (ore 19.30) – Flo & Marcello Giannini Duo
08/06 Napoli – Pizza Village – Flo Quintet
30/06 Thaya Weidhofen (Austria) – Thayapark – Flo Quartet

LA MENTIROSA è il nuovo e atteso disco di FLO, in uscita il prossimo 25 maggio. Il terzo capitolo di un’avventura straordinaria, quella di una cantante di grandissimo talento che si sta imponendo come una delle migliori della sua generazione. 
A due anni di distanza dalla fortunata uscita in Italia e in Europa de “Il mese del rosario”, arriva questo disco esplosivo e coinvolgente. Con la sua riconoscibile freschezza e il suo piglio irriverente, la cantautrice mescola, crea, interpreta musiche vicine e musiche lontane. Visita un mondo intimo e al tempo stesso sconfinato. La sua voce si muove con libertà leggera, appassionata, osa di più che nei lavori precedenti. In questo terzo disco l’ecletticità si impone come il vero e proprio carattere musicale di Flo. Tutto il materiale inedito contenuto ne “La mentirosa” insegue continui déjà vu, riferimenti sfacciati sostengono il senso misterioso delle parole, il continuo rimando a tradizioni popolari d’altrove costruisce un grande viaggio, un’affascinante illusione. Mentirosa in spagnolo vuol dire “bugiarda”. La mentira, la bugia, è la straordinaria possibilità di inventare, travestirsi, giocare a essere altro e lontano da sé. Di perdersi partendo. Senza però smarrire l’identità, che è il solo biglietto per tornare a casa. Flo è tra le più apprezzate nuove cantanti italiane. Musicista, autrice e attrice di teatro, ha lavorato - tra gli altri - con Stefano Bollani, Enrico Rava, Daniele Sepe, Elena Ledda, Zè Perdigao, Vincenzo Zitello, Alfredo Arias, Mimmo Borrelli, Claudio Mattone e Gino Landi. Si è esibita nei maggiori festival italiani ed europei, in America Latina, in Africa e in Turchia.

FLO racconta "LA MENTIROSA" con queste parole:

“Che genere fai?” Questa domanda me la sento rivolgere da quando quattro anni fa è uscito il mio primo disco. È da allora che non so rispondere. Dopo i miei concerti il pubblico è sempre entusiasta, sorpreso. In molti mi dicono di aver fatto bene a venire. Eppure continuano a chiedermi: “Che genere è? Come si può definire?”. Forse hanno bisogno di dargli un nome, un’etichetta, hanno bisogno di catalogare nel proprio hard disk mentale un file inaspettato. A volte vorrei rispondere: “Il mio genere sono io!”. (Chi di noi non ha sognato almeno una volta di poter dire una cosa così?). Poi metto a freno la vanità e rispondo "sono canzoni". Eppure ho maturato negli ultimi anni un convincimento chiaro: mi piace generare questo felice smarrimento nelle orecchie e nell'animo di chi mi ascolta. Sono felice di essere io a generarlo. Credo che LA MENTIROSA sia nato così: dalla voglia di osare, di dichiarare ancora di più che la risposta a questa domanda per me non è importante. É importante invece lasciarsi attraversare dalla melodia e viaggiare con essa. È importante sentire che, almeno nella musica, non c'è filo spinato e non c'è il proibito. Ho scritto i testi di queste canzoni in solitudine, lontano da casa, tra Ortigia, Roma, New York; me le cantavo sottovoce, ma immaginavo per loro una forma musicale piena zeppa, aperta, a tratti pomposa e divertente e a tratti intima e delicata. Ho affidato a Daniele Sepe la produzione artistica ritenendo che un musicista come lui, "di trincea", che di palchi ne ha visti di ogni forma, che di musica tradizionale conosce pregi e difetti, potesse regalare a queste canzoni quella dimensione pulsante, suonata dal vero, estremamente dichiarativa, che avevo in testa. Volevo un disco senza paura. Al lavoro hanno partecipato più di trenta musicisti: dall'arpa al bassotuba, dalla chitarra elettrica al flauto dolce. E poi campane tubolari, tastiere, sitar, cori.
Ognuno col suo tocco personale, in nome del fine di ogni musica: incontrarsi.

FLO
La Mentirosa – brano per brano


1. BABEL
Babel racconta di incomunicabilità tra gli uomini, di assenza di dialogo o di parole senza peso: “da quando abbiamo smesso di parlarci sento, che noi ci siamo persi tutto quanto il meglio, più del rumore, temo il silenzio”. All'italiano della prima parte segue la seconda in napoletano senz'altro più criptica. Mescolare le lingue - ed in particolare queste due - è il modo in cui mi esprimo naturalmente: in particolare il napoletano è la lingua per incazzarsi, per parlare con mia madre e per stare, come in questo caso, più up-time.

2. VERGINE DI FINE AGOSTO
Non credo nello zodiaco eppure della vergine ho tutte le caratteristiche. Innanzitutto la puntigliosità e subito dopo la necessità di impormi ordine e regole. Chi è vergine sa che sua madre si fa gli ultimi mesi della gravidanza in un caldo infernale. Poi porta il nome della madre di Gesù e vorrebbe aspirare almeno un quarto del suo rigore. Quindi, noi Vergini, abbiamo tutto il diritto di essere puntigliose e di detestare il caos. Cosa accadrebbe, mi chiedevo tempo fa, se un giorno mi accorgessi che mi piacciono le donne? Cosa farebbe una vergine puntigliosa che odia il caos di fronte a un tale cambio di programma? Ma poi come sarebbe questa donna? Aiuto! Il caos tanto temuto era già in atto. Soltanto la musica poteva sublimarlo. Ho scritto così la mia prima canzone d'amore per la donna dei miei sogni. Ho immaginato cosa volesse sentirsi dire da me e cosa mi direbbe. Un film, insomma. La musica ed in particolare la tromba solista di Gianfranco Campagnoli rende l' atmosfera tutta, circense e passionale, regalandomi un sogno felliniano.

3. DELLA CAVERNA IL CIELO
Capita qualche volta che nelle nostre vite arrivi qualcuno che è diverso dagli altri. In genere staziona per un tempo breve e intensissimo. Si distingue forse per il passo più sicuro, o perché conosce parole e cose che noi ignoriamo, o perché sa come farci ridere. Vive in maniera diversa da noi, inconciliabile, eppure ci chiama, ci eccita e ci spaventa. Come una vertigine straordinaria che ci attrae e ci tiene in pugno, ma che non possiamo sopportare a lungo. Insomma nella vita per qualche breve momento qualcuno è in grado di farci perdere noi stessi. Musicalmente il moto sensuale di attrazione e quello più drammatico di fuga sono rispettivamente il fraseggio del flauto basso prima e le percussioni insieme alla chitarra elettrica dopo. Vi confesso che, con le dovute proporzioni siderali, mi piacerebbe se Della caverna il cielo fosse per me quello che per i Led Zeppelin è stata Kashmir, ma non ditelo a nessuno.

4. CHAVELA
Chavela Vargas è una delle più grandi voci nella storia della musica. In molti non la conoscono, mentre i tutti-pazzi-per-FridaKahlo forse sanno che aveva un' amante e che si chiamava qualcosa-Vargas. Io l'ho adorata fin da subito. Da ragazzina cantavo la sua Luz de luna e Las simples cosas mi fa piangere ogni volta che l'ascolto. Questa canzone è dedicata a lei, alla sua pistola e al suo poncho, alla sua vita dolorosa, ai quarantacinquemila litri di tequila che dice di aver bevuto, al suo essere lesbica in un paese intransigente, al suo essere considerata una pazza e una puttana. Quando la videro apparire dopo 15 anni di assenza, ancora beveva, qualcuno disse "Accidenti, Chavela! Non è morta". Pare che lei rispose "Meno male. Ero viva e mi credevano morta, sarò morta e mi crederanno viva”. E infatti, per me e per molti altri, Chavela è assolutamente viva per il suo coraggio, la sua passione e la sua voce unica.

5. PONTA DE AREIA
 Ponta de areia è uno dei capolavori di Milton Nascimento. Amo di questo artista la scrittura melodica, i testi, i colori della sua voce; ma il mio omaggio a Milton è soprattutto alla sua capacita di mescolare le tradizioni musicali; di essere così profondamente brasiliano e così profondamente internazionale. Di essere jazz, rock e anche pop. Milton Nascimento non è solo una mia grande passione, è anche uno degli esempi di libertà musicale a cui guardo. Il brano è stato registrato live e lo hanno suonato Tommy De Paola alle tastiere e Daniele Sepe al sassofono. 

6. FOSSE CAPACE 
Fosse capace, in italiano “sarei capace”, è una dichiarazione d'amore incosciente. I versi misurano la meravigliosa cecità di quando siamo innamorati. Siamo impavidi, cialtroni, indifesi, promettiamo il possibile e anche l'impossibile e ci crediamo, ci crediamo veramente. Questa canzone che sembra una canzone americana degli anni settanta, si concede inaspettatamente un passaggio sul Gargano, un momento di circolarità tipica della nostra musica popolare e una gioiosa incoscienza tipica dell'amore.

7. LA MENTIROSA
"La muerte es una mentira..." infondo cosa ci aspetta dopo la morte, che sia meglio o peggio di ciò che abbiamo immaginato, nessuno lo sa. E chi dice il contrario, secondo me, mente. Spudoratamente. Questa canzone è la trasposizione in musica e in napoletano di alcuni versi del "Contratto del poeta" di Fernando Di Leo, un maestro del cinema noir italiano - stimato tra gli altri da Quentin Tarantino - ma che pochi sanno, fu un profondo poeta.  La Mentirosa è, come la poesia di Di Leo, un testamento che dichiara la volontà di tornare alla natura, alla libertà , alla semplicità, alla terra. La musica, che  nei miei sogni è suonata dai Beatles in viaggio a Galatina, è il contraltare acuto, festoso, orchestrale che toglie drammaticità al tema della morte, gli dona un colore acceso e paradossalmente vitale. 

8. LUNAR
Il cerchio è la perfezione della forma compiuta, ma anche l'ideale scorrere infinito del tempo. Mi fa pensare a noi: così perfetti, così determinati nella nostra forma eppure dentro cosi infiniti, così pieni di domande, di mancanze, di desideri. Travolti da una spirale di sentimenti che iniziano e finiscono, per iniziare e finire una volta e una volta ancora. Gli archi degli Ondanueve String Quartet hanno dato a Lunar il ritmo e il sollievo di un respiro lungo e vitale.

9 QUANDO VERRAI
Un malinconico hasapiko, la trasposizione ellenica, un po' triste e un po' buffa  - come solo la musica greca sa essere  - di un qualunque attendere invano. Pensavo a quelli che aspettano, a quanto è crudele l'attesa, a quanti credono che nel sacrificio d'amore ci sia qualcosa di altissimo e sacro. E pensavo che invece
dovrebbe essere vietato dalla legge sprecare il proprio tempo ad attendere la felicità senza correre ad afferrarla, a non amare, gli altri e la vita, nell'attesa che l'amore venga lui a prenderci. Vietato non tendere le mani, vietato tenerle nascoste. Pensavo che un giorno mi sveglio e al telegiornale sento che Penelope si è rotta le scatole, ha fatto l'orlo alla tela ed è uscita con uno dei proci. E Ulisse - che poi mi sa che è l'unico che è tornato veramente - la perdona.

10. CASSANDRA
Se fossi una figura della mitologia greca, io sarei Cassandra senza dubbio: la profetessa inascoltata. Mi vanto di avere un sesto senso prodigioso che mi consente di scoperchiare magagne, di sgamare i bugiardi e di stanare il traditore. Anche quando il tradimento è stato solo pensato. Qualche uomo l'ha chiamata paranoia, ma gli uomini, si sa, non accettano le doti che non posseggono. E allora negano. Negano anche davanti all’evidenza. E quindi anch'io, come la povera Cassandra, sarò destinata a non essere creduta, tuttavia prima di cadere vittima di una spietata congiura troverò senz'altro la forza di pronunciare le ultime parole famose: "Lo sapevo io! L'avevo detto io!”

11. A BRACCIA APERTE - Brother's lullaby
Marc Brown dice che essere un fratello è meglio che essere un supereroe. E in effetti io e mio fratello siamo stati l'uno il supereroe dell'altro. Da bambini ci siamo protetti a vicenda dagli incubi, dai mostri della notte, abbiamo condiviso il letto quando fuori pioveva, abbiamo litigato, ci siamo menati, abbiamo corso e giocato. Poi si diventa adulti, si inseguono i sogni, le carriere, ci si parla al telefono e i primi capelli bianchi glieli vedi in videochiamata. Ho scritto questa canzone a mio fratello, per non dimenticare la nostra infanzia felice, la ricchezza di averci uno per l'altra, il nostro legame che è più forte dell'oceano che ci separa. L'arpa di Gianluca Rovinello è un suono dolcissimo, solido e prezioso: è il suono di un legame tra fratelli.

12. IL SEGNO CHE NON VOLEVI
Cosa resta nel cuore della persona che abbiamo amato, quando tutto finisce? Siamo noi quel segno che si porta dentro e che malgrado tutto non può cancellare. “Segno che resiste ad ogni tenerezza e ad ogni cura”, perché ci illudiamo o forse è proprio cosi: nessun altro amore potrà cancellarci dalla memoria di chi abbiamo amato. Mai
Il testo ha la struttura di un'antica tarantella - ogni quartina inizia ripetendo l'ultimo verso della quartina precedente - mentre l'oud suonato da Peppe Frana allarga l'orizzonte ad una suggestiva ambientazione mediorientale.


FLO
LA MENTIROSA - TRACKLIST

1. BABEL - 04:36
2. VERGINE DI FINE AGOSTO - 03:40
3. DELLA CAVERNA IL CIELO - 04:01
4. CHAVELA – 03:43
5. PONTA DE AREIA  - 03:39
6. FOSSE CAPACE - 03:37
7. LA MENTIROSA - 03:30 (ded to Antonio Infantino)
8. LUNAR - 03:16
9. QUANDO VERRAI  - 03:48
10. CASSANDRA – 03:19
11. A BRACCIA APERTE - Brother's lullaby – 03:39
12. IL SEGNO CHE NON VOLEVI – 04:07

CREDITI DISCO

Testi: Flo
Musiche: Flo, Daniele Sepe, Michele Maione
Produzione artistica: Daniele Sepe
Coordinamento artistico e produzione esecutiva: Bruno Savino per SoundFly Records

www.soundfly.it

Registrato da Fabrizio Piccolo presso Auditorium Novecento di Napoli
Mixato da Lorenzo "Moka" Tommasini presso Macinarino Records di Loro Ciuffenna
Masterizzato da Roberto “Bob” Fix presso BobFixMastering Studio di Napoli
Booking: Daniele Brunacci per Ghibli Concerti | www.ghibliconcerti.com
Artwork: Sara D’Ajello Caracciolo
Foto: Alessandra Finelli


www.flo-official.com

Booking – GHIBLI CONCERTI info@ghibliconcerti.com



HANNO SUONATO NEL DISCO:

Paolo Forlini | batteria
Michele Maione | percussioni
Bateria PegaOnda | percussioni (Babel)
Davide Afzal | basso elettrico
Aldo Vigorito | contrabbasso
Marcello Giannini | chitarra acustica, chitarra 12 corde, chitarra elettrica
Tommy de Paola | pianoforte e tastiere
Daniele Sepe | Flauto, flauto basso, sassofono tenore, sassofono soprano, tastiere, orchestrazioni
Alessandro De Carolis | flauto
Francesco Citera | fisarmonica
Salvatore delle Vecchia | mandolino
Gianfranco Campagnoli | tromba, flicorno
Alessandro Tedesco | trombone
Alexander Cerdà | bassotuba
Carmine Scialla | chitarra classica e bouzouki
Roberto Trenca | chitarra classica e charango
Franco Paolo Perreca | clarinetto
Luca Martingano | corno
Peppe Frana | oud
Gianluca Rovinello | arpa
Marco Gesualdi | sitar
Ondanueve String Quartet | archi (violini Paolo Sasso e Andrea Esposito, viola Luigi Tufano, violoncello Marco Pescosolido)
Mario Ciro Sorrentino | siku
Enzo Pinelli | batteria (Babel)
Fulvio Di Nocera | contrabbasso (Il segno che non volevi e Lunar)
Marco di Palo | violoncello (Lunar)
Coro femminile: Sharon Amato, Pamina Chauveau, Valentina Di Clemente, Giorgia Ragosta, Savoia, Nana Tsirikashvili
Coro maschile: Roberto Colella, Marco Di Palo, Alex Mafia, Michele Maione, Fabrizio Piccolo, Andrea Tartaglia

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