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SMILF (Showtime)



“No, non sono mai stata in guerra, però mio padre abusava sessualmente di me quando ero piccola. E anche quello causa un disturbo post-traumatico da stress... quindi è come se fossi stata in guerra anch'io, più o meno”

Bridgette è un po' tutto e un po' niente: è una madre single, con una famiglia poco convenzionale, un lavoro instabile, con tanti sogni nel cassetto tra cui quello di diventare attrice, un ex compagno tossicodipendente con cui ha avuto un figlio che è l'unica ragione della sua vita, e un vibratore, unico suo amico fidato. E' lei la protagonista di questa nuova dark comedy, dal sapore drammatico, della Showtime che si intitola “SMILF”, abbreviazione di “single milf”. I dialoghi sono abbastanza crudi, parlare di vagina, sesso, dimensioni, smagliature, tradimenti, nei termini e nei modi più volgari e anche normali, è all'ordine del giorno. Ma non ci potevamo aspettare nient'altro da un canale che ci ha da sempre abituati a ben più altri generi di crudezza e volgarità. Frankie Shaw – già dietro e davanti le quinte di “Mr. Robot” - interpreta egregiamente questa giovane, impulsiva ed intelligente donna piena di sogni infranti che vive la sua vita in una zona poco raccomandabile del South Boston, da quando è madre, Bridgette ha soprattutto un sogno: dare una vita migliore a suo figlio. 


“Smilf” è un progetto che racconta chiaramente l'esperienza stessa della donna, risultando a tutti gli effetti un One Woman Show autobiografico. Bridgette è una donna di periferia, che vuole troppo, ma ottiene ben poco e nella location rivive un po' quel malessere già visto in serie come “Shameless” o “Girls” ed il rispettivo male di vivere. Se in quel caso ci trovavamo di fronte a delle serie più corali, qui lo show è decisamente più intimista, più surreale, troppa umiliazione, troppa volgarità, troppe difficoltà, tutto eccessivamente troppo insomma: la donna ha problemi col padre di suo figlio, Rafi (Miguel Gomez), problemi con la madre, TuTu (Rosie O'Donnell), problemi col suo orientamento sessuale non meglio definito, problemi a trovare un lavoro a tempo pieno con un figlio a cui badare, problemi col mondo intero, avvolgendo il suo universo di negatività. L'unica persona con cui riesce ad interaggire col sorriso e con un atteggiamento positivo è il piccolo Larry Bird. Bridgette però nasconde un passato difficile che spiegherà molte cose proprio sul season finale della prima stagione, unico episodio davvero interessante. 


La serie è sicuramente una serie nuda e cruda, una serie che non ha paura di mostrare il suo aspetto più cupo e spregevole, mostrando il lato vulnerabile di una donna come tante, una donna che non tiene in ordine la casa, che non si cura, che spesso indossa vestiti sporchi, col vomito del figlio, senza rendersene conto, che mangia poco e male: una donna in piena crisi di identità. E la Shaw risulta punto di forza, ma anche il punto debole di uno show con molti difetti: non c'è mai una scena nel quale la protagonista non compare, è perennemente presente e il suo personaggio diviene praticamente assillante, soffocando tutto il resto dei personaggi che non sono assolutamente caratterizzati e che sembrano delle figure inutili attorno all'onnipresenza della Shaw. Un altro difetto sta nel voler portare in scena una serie che dovrebbe essere una dramedy, ma che della parte comedy non ha praticamente nulla, risultando a tratti pesante, poco originale e prevedibile, insomma... nulla di nuovo all'orizzonte.

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