Carlo Mercadante - In testa alle classifiche


Carlo Mercadante e l'Isola Tobia Records hanno prodotto “In testa alle classifiche”, una speranza (sicuramente) ma anche una provocazione. Si tratta di un album sui generis, non conforme, in cui ogni titolo ha un sottotitolo, ogni brano ha un'introduzione curata da un'ospite, o meglio una richiesta da fare al cantautore siciliano. E lui la soddisfa. Così sforna sfoghi, canzoni d'autore, tormentoni, canzoni d'amore, brani popular, pezzi impegnati e cover... Mercadante dà in pasto ad ognuno quello che la società vuole che sia. In buona sostanza. Ma il vero Mercadante si trova, paradossalmente e in controsenso col personaggio che appare, nei testi e nelle sonorità più intime, per poi non riuscire a contenersi nell'ultimo atto di questo disco, ovvero la ghost track in cui si sveglia al mattino, accarezza il suo cane e gli canta una canzone. Questa volta è lui a prendere le redini e a mostrare la sua vera indole seppur nella segretezza del momento. Disco sin troppo variegato, alla ricerca di un'identità... ma col sorriso.


“In testa alle classifiche (Lo Sfogo)”: “Se invece sei Carlo Mercadante e ci chiedi per la millionesima volta di ascoltare la tua musica”... è una “minaccia”, più che altro, annunciata da Elisabetta Capri, la segreteria telefonica della Scoparelli Records. Con un intro dance anni '80, “copia di altre copie” nonché “stereotipo dell'indie”, Mercadante gioca nei testi e nella musica, qui più sottofondo dei suoi deliri “zappiani”. Non sarà in testa alle classifiche, non avrà intenzioni “ammiccanti”, eppure questo lavoro ha tutta l'intenzione di fare breccia nel cuore del pubblico.

“60 Secondi (La Canzone d'Autore)”: la sfuriata del suo ufficio stampa, Daniela Esposito, che lo invita a “fare il bravo” e ad essere più diligente, apre a chitarre folk, con un'atmosfera “Vento d'estate”: “Perchè non è sempre vero se lo leggi sul giornale e non è tutto sbagliato ciò che non si sa capire...” ed interviene una seconda parte più tirata vocalmente con delle pause strumentali ed un assolo per far rifiatare il brano.

“Gli amanti di Galway (La canzone d'amore)”: introdotta “dall'innamorata” Martina Angeletti che fa la sua richiesta al cantautore, “che tanto so' le donne che decidono pure pè l'omini, sà”... e allora Mercadante si fa mesto, acustica alla mano. Man mano entrano gli altri strumenti, proprio come in una tipica ballad irlandese, come due innamorati salpati dal porto di Galway. La sezione ritmica resta quasi flebile, come se procedesse a piedi scalzi e “trattiene solo un pò” il nostro...

“Ma che sarà (La Cover)”: “Ma la radio va e non si fermerà” è il noto brano di Edoardo Bennato, qui introdotto da Michele Scuffiotti, ideatore del progetto EdicolAcustica (“Dovresti partire con qualcosa di più conosciuto”), Mercadante diventa più aggressivo e cupo di Bennato, a volere schiaffeggiarci una cover. E come tutte le rivisitazioni, il rischio è quello di banali confronti e paragoni che non possono sussistere in alcun modo. 

“Quid est veritas (La canzone dell'attualità)”: l'attore Davide Colnaghi invita il cantautore a cercare un tema attuale e ad affrontarlo. E così con la voce originale della madre di Attilio Manca, Mercadante mette su di nuovo un rock nudo e crudo, di elettriche serrate: “Perchè il dubbio non ha mai aiutato a seppellire un uomo in pace” dice con la voce rotta ed imprecisa. Attilio Manca era un medico che, secondo quanto emerso dalle indagini degli inquirenti, operò Bernardo Provenzano... forse aveva iniziato a fare troppe domande... Attilio venne trovato morto in casa dopo un mix letale. In realtà di “presunto” c'è ben poco per l'associazione Libera che annovera Attilio nella lunga lista delle vittime per mafia. Senza se e senza ma.

“Vitti 'na crozza (La canzone popolare)”: certo dopo due pezzi di una grinta rock prepotente, la dolcezza di uno dei cavalli di battaglia siciliani è alquanto traumatica. Mercadante ribalta completamente il pezzo, gli dà un'aurea eterea, rilassata, più vicina a certe sonorità sarde. Sarà anche l'influenza di Elena Ledda che lo invita ad essere “Nemo profeta in patria”. La canzone originale, dalle tinte festose, in realtà è un brano post guerra molto drammatico. La crozza è un teschio, trovato accanto ad un cannone. Qui inizia un dialogo surreale di un uomo con la testa mozzata, in cui emerge il dolore di non aver potuto vivere fino in fondo, godere delle cose belle, di un giardino in mezzo al mare, dell'amore... ed invece gli tocca morire senza neanche il rintocco delle campane e un degno funerale. 

“Sono come nessuno (La canzone d'impegno)”: “E incazzati...” dice il “fan critico” Antonio Recupero e poi “La sete, la troppa ambizione e nessuno che osserva” procedendo in stile Daniele Silvestri soprattutto nell'atteggiamento vocale e di assonanze. Ritmica funky con elettriche tirate e momenti di riflessione anche musicale e testuale, perchè, per dirla alla Pirandello, le nostre storie sono quelle di “Uno, Nessuno e Centomila”... sul finale un assolo convincente...

“Dinghidi danghidi dunghi danghi down (Il Tormentone)”: Non può mancare il collega Pablo Raster che gli consiglia di “volare su You Tube senza motivo”! Mercadante ironizza: “La presunzione del cantante impegnato ce l'ho” e parte con una ritmica free leggera che scorre via facile all'ascolto e, ironia della sorte, è anche ballabile con un refrain assolutamente martellante... 

“Non bisogna credere al cantante (La canzone intima)”: “Torna ad essere quello che eri, te lo dico d'amico, fregatene del pubblico”... ma Mercadante non sembra ascoltare un altro suo collega, Angelo Mazzeo e, tra acustiche romantiche, apre ad un brano tipicamente cantautorale, nel testo e nella musica. Sonorità ballad morbide e circolari: “Basterà un po' di inchiostro sbiadito a nascondere la ruggine di un'eresia...”.

“Attitudine (L'intervista con l'artista)”: “Un'amica mi ha costretta ad ascoltare il tuo disco. Che dire un'operazione da paraculo” gli svela senza pochi giri di parole Caparezza. Poi parte un'intervista “sognata” col giornalista Duccio Pasqua. Ma in realtà sembra più un incubo. Cosa dire? In sottofondo suoni che mimano fiati... a Mercadante non manca l'attitude...

“La ghost track”: “Ho sognato che ero giudice di un talent”... il cantautore siciliano si sveglia, accanto al suo cane Fonzie, prende una chitarra e spinge sulla voce: “Era settembre e avevo voglia di ricominciare, pregare forte e bestemmiare, urlare forte fino a soffocare” su un ritmo spanish e una melodia che funziona. Il miglior pezzo del disco perchè più vero, più serio, improvvisato anche se non perfetto (“ho sbagliato l'ultimo accordo”) a chiosa.











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