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Vanity Fair (ITV/Amazon Video)


“Signore e signori, questa è 'Vanity Fair', la Fiera della Vanità. Vi prego di ricordare che questo è un luogo molto vanesio, malvagio e sciocco, pieno di ogni sorta di imbrogli, falsità e finzioni. Non è di certo un luogo con della morale, ne tantomeno un luogo allegro, sebbene sia molto chiassoso. E' un mondo in cui tutti lottano per qualcosa che non vale la pena avere.”

Che sia una serie inglese lo si capisce dai primissimi minuti e a maggior ragione che sia targata ITV, la stessa casa di “Victoria” e “Downton Abbey”, tanto per citare un paio di produzioni del canale. In questo caso il network si avvale della collaborazione di Amazon per far arrivare la serie a più pubblico possibile in giro per il mondo. “Vanity Fair” è tratta dall'omonimo romanzo di William Makepeace Thackeray, mentre la trasposizione televisiva è ideata da Gwyneth Hughes. La serie narra la storia di Rebecca “Becky” Sharp - interpretata dalla splendida Olivia Cooke, già vista in “Bates Motel” - ragazza piena di audacia, astuzia, ma senza soldi e comunque determinata a farsi strada in società. 


Becky è un insegnante di francese che però si fa cacciare facilmente da tutte le scuole dove lavora, fino al giorno in cui incontra Amelia “Emmy” Sedley (Claudia Jessie), ragazza di buona famiglia e molto alla mano, con un fratello ricchissimo, Jos (David Flynn), che viene subito puntato da Becky, ma il ragazzo, oltre ad essere goffo e timido, non sembra molto propenso a far amicizia con le donne. In questo contesto però Becky fa la conoscenza del fidanzato di Emmy, il Capitano George Osborne (Charlie Rowe) e sarà lui stesso a farle conoscere William Dobbin (Johnny Flynn), che prende fin da subito una sbandata per la fanciulla. In tutto ciò però ci sono i genitori di Jos e Emmy, Mr. (Simon Russell Beale) and Mrs. Sedley (Claire Skinner) che non vedono di buon occhio la nuova arrivata, perché in fin dei conti è semplicemente figlia di uno squattrinato artista. Una proposta di lavoro interessante però la porta lontana da questo nuovo contesto trasferendosi in uno decisamente meno felice, al servizio di Sir Pitt Crawley (Martin Clunes), uomo rozzo e depravato che però vede in Becky una sua possibile nuova sposa dopo la morte della sua seconda moglie. 


Nella vita di Becky però entrerà Rawdon (Tom Bateman), il più giovane dei figli di Pitt, ufficiale di cavalleria. I due si sposano, ma ben presto Becky si renderà conto che ha sbagliato partito, quando la zia di Rawdon preferirà lasciare l'eredità al fratello maggiore, proprio per colpa della ragazza che la zia considera troppo poca cosa per Rawdon, suo nipote preferito. Da qui partono le avventure di “Vanity Fair”, la cui trama è difficilmente raccontabile perché piena di personaggi e retroscena sorprendenti ed a tratti anche inquietanti, anche perché stiamo pur sempre parlando di un romanzo scritto tra il 1847 ed il 1848 in 20 parti. Il punto di forza della serie, oltre ad una trama decisamente incalzante, è senza alcun dubbio il cast, che, malgrado sia, come abbiamo già detto, molto numeroso, è sicuramente capace di gettare le basi per una serie che in se per se è la classica trasposizione letteraria dell'800 già vista e rivista più volte in contesti diversi ma simili. In 7 episodi però ci viene raccontata una storia comunque affascinante, magari non originalissima, ma che riesce a catturare l'attenzione, anche se la Cooke e Bateman fanno gran parte del lavoro.

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