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Marco Negri - Il Mondo secondo Marco



“Il mondo secondo Marco” è Il primo album di “Marco Negri” che tralasciando inutili e accessori intro di cui non si capisce il perchè, rilascia tra alti e bassi, comunque canzoni meritevoli di attenzione. Una scrittura spesso che “va per i giri suoi” e questo è un complimento, ma  o che non osa più di tanto o si fa prendere dall’eccesso di stupire… buone idee insomma, ma non ancora messe a fuoco…Andando nel dettaglio,  il nostro parte con il  piglio di un Bugo “riflessivo” di “Non è questo il male”: “ non è questo il modo di fare, non ho chiesto io di amare” per proseguire con la filastrocca punk “della gelosia” “Prendi il sole”: “prendi il sole qui davanti, tu prendi il sole qui con gli altri, sei come una sirena fammi stare insieme a te”. “L’ultimo sole” “conti quante volte sei sempre senza soldi e quante volte senza più i tuoi”, ha un testo interessante, con un buon arrangiamento, che mette in risalto la matrice pop del brano. “Da questo mare”: “fatti un giro di vite che mi immagino che sia” si potrebbe fare lo stesso discorso, perché si apprezza la particolarità del testo specie nelle strofa, peccato per il ritornello decisamente dimenticabile. “Quella volta che”: “quella volta che non sei stata buono con l tua famiglia, quella volta che come un animale hai rotto la tua vita” è incisiva nel suo dipanarsi “latino”  per sfociare in un ritornello breve e suggestivo.  “Cose che ho tradito”: “cose giuste come me che non ti bastano mai” è invece un vero e proprio salto nel vuoto, un pastrocchio che parte reggae per evolversi in “lungaggini” che non c'entrano niente col brano in se e con tanto di chitarre elettriche fuori luogo, come direbbe lo stesso Negri “Una tiritera”. Si arriva così al primo singolo estratto “Doroty”:  dove situazione ben nota, ci sono lei, lui e l’altro, “ appeso al ramo non riesco a saltare se la tua mela non posso comprare, c’è già quell’altro che stai a guardare, mi metto in fila nient’altro da fare” in un pop rock stantio e con un testo che neanche cantato da Vasco Rossi acquisterebbe valenza. “Superstar”: “giù la testa e ripensa a quegli anni roventi, sempre fuori di testa sempre pieni di guai” tra insopportabili intercalari, è una ballad pop che non si capisce dove voglia andare a parare, sia testualmente che musicalmente. “Te l’ho detto”: “Abbiamo tutti mal di pancia, abbiamo male senza avere mai il dolore” arrangiamento cervellotico per questa orchestrina che vorrebbe mirare al cuore, peccato, l’idea non è male: “a sognare di fare il pazzo, sta sicuro che è così che perderai”

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