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Subsonica - 8



8 è evidentemente l’ottavo album dei Subsonica”, che tornano dopo quattro anni da "Una nave in una foresta"… e dopo aver dato sfogo a progetti solisti di comunque sicuro interesse. .. purtroppo non è il voto che i nostri si meritano. Il risultato è un lavoro che sembra di passaggio, dove si intravede un certo andare oltre del gruppo e dove si cercano nel frattempo dinamiche consolidate, in un frullatore che viene giù  perfetto.. ma al tempo stesso quasi consolatorio, la perizia dei nostri non può di certo essere messa in discussione, ma il tutto risulta in alcuni passaggi freddo …  per non dire di mestiere... come una conferma che forse qualcosa si sia effettivamente rotto all’iinterno della band. e/o che ci vuole semplicemente tempo perché idee nuove ricomincino a fluire.  “8 è di certo comunque un buon disco, tanto per chiarire,  ma dai Subsonica, beh, ci aspettiamo di meglio:

“Jolly Roger”: “adesso siamo qui “ ritmica travolgente e corposa, col funky beat che incalza, con la chitarra che si fa sentire, voce filtrata e distante, citazioni di hit lontane dal “cielo in una stanza all’estate sta finendo”

“L’incubo sta finendo”: “e come stare appeso un laccio appreso nel tuo spazio” “in fondo a cosa serve questa libertà quando non sai che fartene”  con Willie Peyote che ci mette un pò di rap a rivitalizzare un brano funky, morbido, venato di soul; “ e fuori il mondo aspetta una decisione in fretta”

“Punto critico”: “ Patria nazione liposuzione” si alzano i giri, entrano le chitarre rock, col ritornello che vuol essere ficcante nel suo spezzare le logiche pressoché punk della sezione ritmica ma più che per motivi testuali che per altro, non sembra riuscito fino in fondo

“Fenice”:al grido di ”E’ il mio destino il mio destino” i nostri rilasciano sostanzialmente una sorta di mix tra "Colpo di pistola" e "Liberi tutti".

“Respirare”: arioso e melodico, di sicuro appeal, ma in estrema sintesi è, sembra, un brano di Samuel che scopiazza Battisti: “Puoi respirare solo respirare e dimenticare e non pensarci più”

“Bottiglie rotte”: il primo singolo estratto, con la ritmica dritta e le chitarre funk a colorare per ritornello decisamente pop:  “come la musica in testa l’ansia gli esami che ti aspettano come una svastica nei cessi , tra la tua bocca e non so più chi sei”

“Le onde”: “non c’erano le istruzioni per non averti più, per non saperti qui, in quale vento tu navigherai”  ballad, col pianoforte, portante, con un buon arrangiamento, pronto a far esplodere il pathos in uno strumentale a tinte psichedeliche

““L’incredibile performance di un uomo morto”: “ sono un viso pavido in tasca ho solo roba e non quella dell’eroe”… altra ballad sinuosa con la ritmica che prende lo scenario con intelligenza e
estremo gusto, “se ti guardo piangere vedo solo quelle gocce come quelle frecce che cadono bellissime”

“Nuove radici”: “”Nell’aria morbida c’è una strada seguila” ritmica e melodia che vanno a braccetto,, con un mood anni ’70 che ben presto prende il sopravvento

“Cieli in fiamme”:”voglio farmi del male solo farmi del male” claustrofobica nel suo dipanarsi, tra momenti di stasi e altri più d’impatto “Non so come smettere di frantumare il nostro piccolo amore”

“La bontà”: sinuosa e sensuale nel suo incedere, sinistra e melodica al tempo stesso: “ma quando verrai ad accarezzare il male che porto in me so che resterai tra la polvere che porto in me”

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