Tutti in piedi di Franck Dubosc


Jocelyn (Frank Dubosc)  è un playboy impenitente di quasi 50 anni, adora le sfide e ama fingersi qualcun altro per rimorchiare sempre nuove prede. Dopo la morte della madre, occupato nella casa dove era cresciuto a riordinare vecchie fotografie, si trova seduto su una sedia a rotelle, quando viene sorpreso da una nuova vicina di casa, guarda caso assistente domiciliare. L’occasione che si presenta agli occhi del nostro è troppo ghiotta per farsela sfuggire e accetta la sfida di conquistare “da paraplegico”. Dopo qualche giorno Jocelyn viene invitato a cena dalla famiglia di lei ma quando è ormai convinto di aver vinto anche stavolta, scopre che in realtà la donna vuole presentargli la sorella “paraplegica per davvero”. Dopo giorni di ritrosie Jocelyn si addentrerà sempre più in un universo per lui sconosciuto, riuscendo a mettere in luce i suoi sentimenti più profondi, per la prima volta nella sua vita.
Frank Dubosc è anche il regista di "Tutti in piedi" questa commedia a tratti spassosa, a tratti toccante, mai banale, scorretta quanto basta affinché il tutto risulti credibile e non sdolcinato, melenso e che fa riflettere non poco e in maniera intelligente, grazie anche a una sceneggiatura ineccepibile dove è il tardo passaggio del protagonista dall’adolescenza all’età adulta che viene scandito ed esplicitato dall'evoluzione dei rapporti che il nostro intrattiene coi familiari e i pochi amici, a dare la chiave di volta della pellicola.

“- La rivedrai? - Sabato la chiamo, domenica la scopo, lunedì la mollo - Sembra uno slogan politico”

“- Lei lavora? - No sono handicappato - Ma non è che perché uno è handicappato non fa niente, e comunque questo non le impedisce di guardarmi le tette”

“ - Mia madre è morta da poco - Oh poverina, niente di grave spero - Beh è morta - Ah si”

“- Comunque c’è un pubblico misto, non ci sono solo persone disabili - Parli più forte sono sordo”

“- Hai bisogno di soldi? - Sono io che pago questo posto papà”

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