Carmelo Pipitone - Cornucopia


Con Cornucopia Carmelo Pipitone fa il suo esordio solista. Non bastano i recenti lavori e tour con i  Dunk e gli O.R.k evidentemente, a tenere a freno il genio creativo del chitarrista cantante siciliano, che in questi otto brani ci porta in un mondo allucinato e surreale, che è diventato assolutamente normale. Ma non è solo una mera questione sociale, è uno scavare profondo dentro se stessi e i propri demoni che sono ben visibili, ti guardano allo specchio e sembrano sfidarti. Carmelo vince perché mette in gioco le sue debolezze, le sue ansie, le sue paure, la sua rabbia e Cornucopia è un disco vivo, col cuore che trabocca e l'anima nuda:

“Talè”: mood trasognante venato da un’ironia amara, come se il protagonista cercasse di auto convincersi, a tal proposito l'invito a "guardare"al rendersi conto del titolo: “Non è un incubo e le mezze facce e gli scorpioni guardano dormire tutti quelli intorno a te e non osano ridere”

“Vertigini a cuore aperto”: il primo trascinante singolo estratto: "lo vedo tra i rifiuti, la merda è un bell'indizio, passeggio tra i serpenti, la verità è nel cesto, guardare il mago in panne, i tacchi delle scarpe, al signore mai non dire, il sapere è spesso un danno!" potremmo definirla una sorta di incrocio tra Bring it on dei Gomez e i CSI di Occidente, un mantra lisergico a tinte blues

“Il potere”: “puoi saltare su una mina, puoi sposare una bambina” filastrocca tribale, con la chitarra che spara letteralmente, è un invito alla riflessione su un tema decisamente importante: "puoi scordare i monti e il sole puoi scordare di amare i fiori puoi strappare la tua pelle puoi digiunare dalla carne puoi schivare quella mina puoi sparare ad una bambina"

Come tutti”: “Ho fame ho tantissima fame come tutti” il tema dell’immigrazione tratto da un testo di Alex Boschetti con un finale "in siciliano" dove la situazione di partenza viene ribaltata: chi una vota rice chi l' Italia era un paradiso ora invece è un letamaio, una cosa china ri merda e dicendo questo si sentiranno profondamente indignati, ma migliori! Profondamente diversi...Come tutti!”

“L’acqua che hai ingoiato”: “a volte ti immagino come se fossi io Houdini e le catene si sciolgono come burro e tremano le pareti perché le tocchi” intimo dialogo con se stesso, dove senso di angoscia e poesia vanno a braccetto: “parla non stare in silenzio e se non è così io continuerò a sbagliare” mood d’antan

“Attentato a Dio”: “Il mio Santo non piange i morti ma ride dei vivi” tornano inevitabilmente alla mente i primi Marta sui tubi “ci aspetta l’inferno in questa vita e anche nell’altra i diavoli li vedo tutti intorno“

“Meglio andare”: con la straordinaria voce di Lef (Lorenzo Esposito Fornasari) , è un brano suggestivo e solenne con l'intensità che si taglia a fette: “Meglio andare via da qui per poi perdersi meglio andare via da qui, io ti troverò non darmi del tu, qui si è soli non chiamarmi più col mio nome"

“Sospeso”: potremmo definirlo come un ricercare una sensazione di benessere nonostante il frastuono, il brano è interamente strumentale e a pensarci bene non poteva che concludersi così questo album

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