Edy - Variazioni


Siamo in territori anni ’80, tra romanticismo “Sturm und Drang”,  cantautorato e furore punk, Garbo, Faust'o, Fiumani tanto per restare in Italia, senza dimenticare le origini di Edy giunto al suo primo disco solista dopo anni di militanza in gruppi come i Jasminshock e gli UltraviXen ma i riferimenti non si fermano, anche perché per le soluzioni adottate in sede di arrangiamento Edy in "Variazioni"prodotto artisticamente da Marco Fasolo, suona, e non solo di rimando, assolutamente variegato, ma anche moderno, procedendo per contrasti, non sempre perfetti, ma nell'eccezione dove spesso sono i difetti a far appunto la differenza, a cominciare dalla capacità di osare, sempre apprezzabile che non è mero gusto di sorprendere l'ascoltatore... e insieme alla sua voce accorata, profonda, a tratti forse eccessivamente enfatica e parole poetiche ma che sanno andare dritte al punto con semplicità e riescono a produrre un insieme affascinante, di cui non si fa fatica a percepire "la sincerità del suo personale racconto":

“Fai quello che vuoi”: sembra Barbara remixata in chiave dark del compianto Enzo Carella, persino Panelliana per certi versi, con tanto di citazione da Milady di Vecchioni:“smettila di bere ti spacco in testa quel bicchiere”

“Immobile”: “Il mio odio è stabile sembra instancabile” strofa morbida e sinuosa per ritornello solenne

“La casa di Barbie”: mood notturno, anni ’80, con il piano in evidenza nella strofa e la melodia che si fa languida nel ritornello: “sei il mio porno senza scene di sesso sei il mio porno migliore”

“Come un flash”: “vieni qui sento che puoi sparare o sparire ma non sperare mai” con la sezione ritmica in evidenza e la chitarra a intessere trame

“Variazioni”: “e non dirmi mai tu non capirai non mi davi più di niente” con la chitarra elettrica a punteggiare e qualche rima di troppo

“Necessario”: ritmica tribale che procede per accumulo di tensione: “e rischio ancora una volta di non finire il libro e riempirlo sarà sempre più difficile”

“Milano Pastis”: “quanta merda ancora vuoi inghiottire? - Tanto da far diventare marrone il sangue nelle vene” ballad al pianoforte intensa e poetica, uno dei migliori brani dell’album

“Lento ma forte”: “ quando mi dici alzati c’è una bellissima giornata ma non è vero sai non è vero” l’ossimoro del titolo spiega perfettamente le dinamiche del brano, che ci sta, non è neanche male “il rock’n’roll” ma la parte “lenta” è quella che preferiamo

“Catania”: “mi piacciono i contrasti che finiscono in armonia io sono come un naufragio che cerca solo un posto dove succedere” bellissima, dovremmo scrivere tutto il testo, con gli archi a reggere l’atmosfera nella prima e la ritmica che si fa sentire nella seconda

“Drama”: oscura, dall’incedere marziale, “spento affranto affaticato nel vuoto che c’è in te” coi synth a insinuare scenari noise e “sinistri”

“Faccia di luna”: tensione “evocativa” per un ottimo arrangiamento: “io non ho paura di restare solo”

“Se questo è un uomo”: immaginate le parole di Primo Levi su una base alla Prodigy, esperimento riuscito: “Per sempre”

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