Esce oggi "Ghidara", nuovo singolo e videoclip di Alessio Bondì, estratto dall'ultimo disco "Nivuru".
Di seguito la narrazione di Alessio Bondì:
L’idea del videoclip di “Ghidara” nasce da un’intuizione del produttore Fabio Rizzo, ossia creare un collegamento tra il mio funk e lo street-style della mia città. _ Da qualche anno a Palermo impazza la moda del bike tuning: biciclette su cui è montato uno stereo capace di volumi spaventosi, tali da spaccare le finestre. _
I protagonisti sono ragazzini di periferia che si aggirano sopratutto nei quartieri bene della città, per pompare il loro disagio, generando fastidio, disgusto ma anche tanta curiosità. _ Un espediente perfetto per raccontare una passione violenta, il feticismo per un oggetto, che nel testo della canzone è un corpo di chitarra (o di donna a seconda dell’interpretazione) mentre nel video è questo biciclo che ormai ha poco in comune con la mia prima bicicletta._
Il videoclip è stato affidato alla regia di Giovanni Totaro, giovane promessa del documentario italiano, che fin da subito, ha dovuto scontrarsi con mille disavventure dovute al fatto che quella del bike tuning è una vera e propria gang che fa riferimento ad un capo che parla in _ rappresentanza di tutti gli altri e solo per messaggi vocali whatsapp, cosa che ha reso ogni trattativa lunga e scivolosa._
Dopo varie difficoltà Totaro è riuscito ad assoldare i nostri due protagonisti, a far realizzare delle bici ad hoc per il video e a fare le riprese.
Volevamo che fosse una storia di invidia e sentimento, tematiche, che, a certe latitudini, sono molto sentite.
La sfida più importante è stata quella di fondere il linguaggio del videoclip musicale col documentario e credo che Giovanni sia riuscito molto bene a far coesistere i due linguaggi in un’unica narrazione. _ Dal "pimping" della bici al clash di decibel fino all’epilogo finale. Il racconto di una periferia, dimenticata da tutti, _
che urla per affermare la propria esistenza attraverso le casse di navicella spaziale su due ruote.
Per approfondire l'argomento del bike tuning a Palermo vi rimandiamo a questo articolo del The Guardian.
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Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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