Balentia - Nieddu


Su Maistu (Alessio Mura) e Lepa (Andrea Mura) ambedue originari della Provincia di Oristano, sono i Balentia, un duo rap tutto da scoprire. Qualcuno qua e là scrive che "Balentia" è un comportamento tipico della terra, un codice arcaico che un tempo aveva un significato forte - anche se si accosta al codice barbaricino del banditismo sardo - ma che oggi viene associata ad atteggiamenti di scherno, balordi, criminali. Retaggi insomma di una società che ha qualche residuo di insofferenza. 
I 6 brani in sardo e i 6 in italiano - perchè c'è la volonta di creare un equilibro principalmente di linguaggio - sono frutto di una mente lucida. Si vede e si sente che i Balentia di rap ne hanno masticato per oltre 20 anni, giungengo a questo album, "Nieddu", ovvero "Nero", con la consapevolezza di mettere mano su qualcosa che conoscono. Quindi non c'è il vizio che hanno in molti di strafare, ma procedono misurati con bei suoni, campionamenti puntuali, minimalisti, un bel pianoforte, delle chitarre che donano note, due featuring - quelli di MML e Sara Kiaya Contini - che sono pastelli intervenuti a dar colore. Indubbiamente non è semplice comprendere la lingua sarda nel rap se non si è dell'isola, ma ci si può concentrare sul ritmo cadenzante. Mentre nei pezzi in italiano è ovvio che ci si abbandona più al particolare, musicalmente parlando. "Nieddu" è stato registrato all'Overload Studio da Andrea Aru e Nicolò Nioi (Record Studio Manager Wladi Frau).

Campionamenti non invasivi, limpidi, fanno da sfondo a "Ominis e feminas" con i Balentia a dare un senso ai tanti volti della propria terra, in maniera misurata, forse troppo, con le poche note del piano martellanti, per poi proseguire in italiano in "Corri": "In ogni posto c'è una strada che ti sta aspettando" si sente il riff di una 6 corde funk così come il basso che "slappa", un sostegno importante per mantenere "la schiena dritta". Il testo trae ispirazione dal libro "Non dirmi che hai paura" di Giuseppe Catozzella, storia di Samia, ragazza di Mogadiscio. 
"La libertà di cui ho bisogno" è cupa e spaziale, uscita fuori dai sobborghi, tendenzilmente Posse: "Lasciami guardare ad occhi chiusi per un attimo, lasciami sentire il battito", i synth sospettosi sono incursioni sull'elettronica ansiosa, fino a quando non arriva la sarda "A tui", ammiccante nei coretti, dall'anima hip hop che pone l'accento sull'aspetto melodico come l'intro di "Confini", col piano soul ad aprire la strada ai Balentia: "Ancora sento le voci, le loro urla qui accanto, se ancora vedo le luci, paura nei loro sguardi..." il racconto, più attuale che mai, del viaggio migrante di milioni di uomini, donne, bambini, quasi "giunti al traguardo", alcuni ce la fanno, altri si disperdono nel mare profondo. Ma chi prosegue e approda avrà sempre nella mente, come cantano i nostri, quelle voci disperate di fame e sete, di torture subite, il rumore del motore di una barca troppo piccola per contenere tutti. L'atmosfera viene alleggerita da "Adesso", un hip hop velato di soul con la vocina di Sara Kiaya Contini che sbatte le ciglia: "Vorrei che adesso non passasse mai..." e nella seconda parte bridge elettro-ambient e finale made in USA.
I Balentia rappano serratamente in "Agoa" mostrando la tecnica tra i denti e sulla lingua ed un piano abbastanza libero di intervenire come in "Assou", ovvero "Solo", dove qualche riff della chitarra elettrica si insinua tra una parola e l'altra. "In Bilico sul ghiaccio" "so che ci sei e so che ci sarai... e so che il tempo non potrà scalfire mai tutto ciò che è stato", rappando pulito, scandendo l'amore verso l'altra. Il ritornello gode della voce caratteristica di MML, r'n'b con un basso funky che non guasta. La stessa traccia, ma più eterea, si ripete nell'ultima canzone, a cui viene aggiunto il "Per sempre" prima di "In bilico sul ghiaccio": quell'eternità i Balentia la dilatano a voler ribadire un chiaro concetto. Belli, perchè procedono con un incedere sinuoso e piacciono. 
La title track "Nieddu", "nero" come il colore della pelle di chi arriva nelle nostre coste, di un "destino che va riscritto". Il testo mette in seconda parte, per forza di cose, la musica, che comunque vive un ulteriore momento soul. "Ca Nous Scrieus" mette in evidenza un sardo molto stretto, difficile da seguire, anche se la musicalità della pronuncia e la parte strumentale sono godibili, con un pianoforte nitido che è una benedizione, come se non gli importasse del manto elettronico tutt'intorno.





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