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Francesco Di Giacomo - La parte mancante


"La parte mancante" di Francesco Di Giacomo è un album emozionante, non tanto perché il suo autore manca da 5 anni, quanto per la bellezza dell'opera in se. Canzoni che Di Giacomo ha scritto con Paolo Sentinelli dal 2004 al 2012,  canzoni sulla solitudine interiore, di quella parte mancante che ognuno di noi si porta dentro. Canzoni che trasudano sincerità, che non hanno paura di essere sincere, che scavano nel profondo, taglienti e decise, con lucidità estrema e poesia.

“In quest'aria”: Morbida e sospesa per piano voce e pochi orpelli, toccante:“In quest’aria preziosa la cosa migliore da fare è non farsi trovare E rimettere in piedi quei gesti i migliori da dare Metti che poi ci credo Metti che poi ci vedo Metti che poi col tempo resisti a qualsiasi  veleno”

“Il senso giusto”: carica di pathos e poesia: “Ma che ci faccio con questo troppo addosso Se tutto questo si porta via me stesso”

“Emullà”: tra free jazz e avanguardia pura, fa venire in mente certi episodi de il Ferretti di Codex: “Ma soprattutto prima di te ho scoperto il sogno, quella gioia dolente che non ha rumore ma ti pervade e ti fa motore, spinta propellente che ti fa futuro. “

“Luoghi comuni”: evocativa, dal "cuore pulsante" che si fa palpabile: “le preghiere sono uguali salvano da tutti i mali le preghiere han poco senso ma raccolgono consenso”

“4 parti”: Tiziano Ricci al violoncello e Ashai Arop Lombardi alla voce a riprendere “Il senso giusto”: “Coprimi la fronte  che non  voglio guardare Bruciami gli occhi che non  voglio sentire Bucami le orecchie che non devo pensare”

“Insolito”: elogio della lentezza e del far le cose sempre come si deve con il giusto tempo, il mood sembra seguire alla lettera il senso delle parole: “bisogna innamorarsi per bene,  le cose vanno fatte per bene, per bene perché l’amore è solo per bene.”

“La parte mancante”: dialogo intimo con se stesso, nel quale è tuttavia facile riconoscersi: “se sapessi guardare come guardano in tanti  quella zona normale cosi calma e mortale ma non mi è congeniale”

“Lo stato delle cose”: continuo crescendo d’intensità per questa rock ballad, con un solo finale di Adriano Viterbini che ben sintetizza l'amarezza del brano : “ma il domani è gia’ donna  è un bacio all’improvviso sbucherà sulla  piazza come  un sorriso atteso sarà un gesto preciso che pulirà il merdaio”

“Quanto mi costa”: sentito reading dolente: “se tu sapessi quanto mi costa non  rassegnarmi all’odore di questo Dio quotidiano a questa entità mitologica senza poetica, senza misericordia
senza nemmeno se stesso”

“In favore di vento”: è il perfetto continuo della traccia precedente: “Tu non aver paura ti prego
Non chiudere gli occhi adesso E non temere anche se la in fondo Dio È sparito da tempo”

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