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La Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi



Claudio Giiovannesi porta su grande schermo il romanzo di Roberto Saviano “La paranza dei bambini” incentrato sul fenomeno delle baby gang, rappresentando nel migliore dei modi, con uno sguardo intimo e delicato, non tanto la perdita dell’innocenza quanto la constatazione che in certi ambienti non esistono percorsi di crescita tra virgolette normali, anzi è normale l’esatto contrario, non si tratta di un bruciare le tappe troppo presto, si tratta di osservare questo tipo di realtà, di questi giovani segnati sin dalla nascita. Ed è questo senso di normalità, di naturalezza, che pervade ogni singola Inquadratura del film che narra l’ascesa di Nicola e i suoi amici per ottenere il controllo del quartiere Sanità di Napoli approfittando dell’arresto dei vecchi boss. Più che la storia in se quello che maggiormente colpisce sono i rapporti che Nicola intrattiene con gli altri personaggi a cominciare dalla madre, silente, preoccupata per la sorta del figlio in un misto di rassegnazione e orgoglio, con il fratello più piccolo che vede in lui un esempio da seguire, col figlio di un ex boss “onesto” perché non pretendeva il pizzo dai commercianti e col quale instaura un rapporto di fratellanza destinato per logiche di potere a perire, alla ragazza della quale si innamora, che rappresenta un anelito di speranza che verrà purtroppo rispedito al mittente, ovvero alla dura realtà dei fatti. Non c’è pietismo, ne retorica, ma un ritratto lucido e disperato di una generazione a cui non è concessa "la gioventù".
“- Mi hai regalato il biglietto e poi non vieni? - Ci sono diecimila concerti di Tony Colombo, ci andremo un’altra volta, domani vacci con Teresa”
“- Ma cosa è questo? - E’ un contrabbasso porta liquori”

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