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Massimo Volume - Il Nuotatore


Sei anni dopo "Aspettando i Barbari" i Massimo Volume tornano con "Il Nuotatore" e in trio, ovvero il nucleo storico della band, composto da Emidio Clementi, Egle Sommacal, e Vittoria Burattini con alla produzione Giacomo Fiorenza.
"Il Nuotatore" è un album dal sound "caldo" che punta all'essenziale e a un'intensità di scrittura sempre più rara da trovare oggi,  mischiando gli elementi con assoluta nonchalance, senza paura di osare.
L'acqua è assunta a metafora dell'intero lavoro, col suo richiamare la purezza, ma anche un'onda che travolge, rappresenta la vita in tutta la sua interezza nella quale i personaggi protagonisti di questi nove brani "sguazzano", si "tuffano a capofitto", "stanno a guardare"...

“Una voce a Orlando”: è un brano pervaso da un senso di tragicità imminente reso con mirabile intensità . Ispirato dall’attacco terroristico dell’11 giugno del 2016 nel night club Pulse, che ha causato la morte di 49 persone: “Scusami amore, ma che c'entro io Se il mondo cede in un lampo E non con uno schianto, ma con un sospiro?”

“La ditta di acqua minerale”: “Gli raccontò di un re di picche che quella notte non voleva donne intorno” nervosa e tagliente venata di malinconia: “Gli chiesero se andasse tutto bene Lui annuì Ma aveva l’aspetto di un morto” E' la storia dello zio di Cementi che perse al gioco le sue quote aziendali e tornò a lavorare nella stessa azienda come semplice contabile.

“Amica prudenza”: con l’esplicito richiamo ai Beatles di “Dear Prudence”, ha un incedere ipnotico che si esplicita in quello che a tutti gli effetti è un vero e proprio ritornello: “E ho imparato a naufragare Senza perdermi nel mare E ho scoperto che può annegare Anche chi rinuncia a navigare”

“Il nuotatore”: “E quello che non osavo scoprire Ho capito che era peggio di quello che temevo”  la title track ispirata al racconto di John Cheever, è carica di pathos, con la sezione ritmica pulsante e non mancano le sfumature, con la melodia della chitarra che agisce all’interno del racconto come la verità che pian piano si disvela, donando un senso di agrodolce consapevolezza.

“Nostra signora del caso”: ispirato a Dostoevskij nel brano si esprime il desiderio di essere travolti dalla vita, di abbracciare senza timore la casualità degli eventi. C’è un mood dolente ed evocativo, in un tempo sospeso, come su un trampolino di una piscina, aspettando una spinta: “Santissima Signora del caso Sono stanco di pentirmi Di quello che ho desiderato A volte il mondo è strano Confonde la voglia Con le paure del passato”

“L’ultima notte del mondo”: “L’idea che il vero male -nella vita- sia il bene “Qualcuno pare l'abbia già detto Che senza il buio e il male Il mondo non sarebbe più lo stesso”. E' un brano “filosofico”, suggestivo, inevitabilmente giocato sugli opposti, con la chitarra a rischiarare il buio della cupa sezione ritmica.

“Fred”: Una camminata immaginaria con Nietzsche a Venezia, nel giugno 1884. Ne viene fuori un dialogo sulle piccole cose piuttosto che sui grandi sistemi, che dona un senso d’intimità, grazie anche a un arrangiamento essenziale, quasi dimesso: ”Io sono il tramonto Io sono una maschera Io sono la serpe, che muta pelle Io sono il caso, che da oggi ho deciso che amo”.

“Mia madre e la morte del Generale Jose’ Sanynyuro”:  tra raccomandazioni familiari e storia, sui rischi della vanità, a iivello testuale sembrerebbe un accostamento ardito, lo è in effetti, ma il risultato è un effetto straniante che affascina : “Mia madre l'ha sempre sostenuto: Andare in giro Col culo profumato È il solo modo di farsi rispettare Per chi nella vita Non è nato fortunato”

“Vedremo domani”: dai toni solenni, ostinata nel suo incedere, "a giustificare comunque se stessi, come in fondo è nella natura umana": “Domani sapremo Quello che oggi ci sfugge Il senso nascosto Di certe scelte assurde”

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