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Mahmood - Gioventù bruciata


Mahmood, dopo la meritata vittoria sanremese, fa il suo esordio sulla lunga distanza con “Gioventù bruciata”… totalmente assente nelle storie raccontate a dispetto del titolo. Il riferimento è più calzante se riferito al cinema e al tormentato rapporto col padre. Padre “mancante e padrone” che è il protagonista indiscusso di “Soldi”: "Ti sembrava amore ma era altro" coi suoi clap hands irresistibili, qui presente anche nella versione con Guè Pequeno oltre che della stessa “Gioventù bruciata”: “ridevi ridevi ma mi hanno detto che a volte ridere è come fingere” continua il soliloquio a distanza con il padre“se gli addii fossero di moda saresti primo in tendenze”. Il disco poi procede parlando sostanzialmente di rapporti amorosi… che finiscono, come nella successiva “Uramaki”: “a cosa serve la filosofia se ci inviamo messaggi porno ancora prima del buongiorno” godibile e trascinante, così come “Il Nilo nel naviglio”: “il tuo sorriso è la sola cosa che mi può fottere” dove il nostro fornisce su un tappeto r’n’b una prova vocale di spessore. “Anni 90”:“ora non abbiamo ne amici ne soggiorno” le sonorità sono più vicini al dubstep, con intervento rap di Fabri Fibra: “Asia Occidente” ha interessanti respiri world: ”mi chiamerai sotto casa quando tutti dormiranno con la voglia di fare lo stesso sbaglio ma ora  no non gli assomiglio più”. “Remo” è un brano urban che mischia r'n'b, soul e dubstep: “le tue parole qui fanno acqua da tutte le parti”. “Milano Good Vibes”: mette leggerezza.. uno dei brani più orecchiabili del lotto: “cancellare il tempo non servirà se confondi l’aspirina con la felicità”. “Sabbie mobili”: dal gusto retrò e per costruzione vicina a certi episodi di Tiziano Ferro: “nel tuo futuro ricordati come si sta seduti felici immobili”. Si chiude con la miglior traccia del lotto, dove ritorna preponderante il tema della famiglia e il senso di appartenenza, le sonorità non possono che essere world o Marocco Pop come direbbe lo stesso Mahmood, con la sezione ritmica in evidenza: “Mai figlio unico”: “ho una sorella e un fratello dall’altra parte del mondo forse di me forse di te manco lo sanno ho tanti lo ammetto è una ricerca di affetto forse di forse di te si scorderanno”. Alla resa dei conti, il vincitore di Sanremo 2019, rilascia un album curato, forse anche troppo levigato in certi passaggi, ma con un sound davvero internazionale, che non sfigurerebbe messo a confronto con certe produzioni estere, con canzoni sopra la media del pop di casa nostra, un paio davvero ottime, il tutto con una voce assolutamente straordinaria ma che si mette opportunamente al servizio dei brani. Il futuro del pop italiano passa anche da qui.

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