Daniele De Rossi.. nel prossimo futuro


“Un capitano, c’è solo un capitano” è uno dei cori preferiti dei tifosi di ogni fede calcistica. Capita però che in uno spogliatoio i capitani, i leaders, siano più di uno. Non è mistero infatti che per costruire un collettivo vincente occorrano più uomini di personalità spiccata, che sanno farsi sentire, anche con un semplice sguardo quando occorre. La storia di Daniele De Rossi, di certo uno dei migliori centrocampisti italiani degli ultimi 20 anni,  sta tutta nel suo soprannome: “Capitan Futuro” e negli anni di pseudo attesa di ricevere il testimone da Francesco Totti... perché Capitano, Leader, Daniele alla Roma, lo è da subito. La sua è la classica favola che sogna di vivere ogni bambino che si approccia al gioco più bello del mondo: fare tutta la trafila, dalle giovanili alla prima squadra, la squadra della città dove è nato e cresciuto, e chiudere la carriera con gli stessi colori, essere una bandiera. Negli ultimi anni questa sorta di fascino romantico nel mondo del pallone ha però ceduto il posto alla logica più fredda, alla realtà più spietata.. a memoria ci vengono in mente solo Maldini e Totti, come esempi assoluti di bandiere, anche se non sono mancate le polemiche sui loro ultimi anni di carriera, i due sono riusciti comunque a finire la loro storia calcistica con una sola maglia indosso, e oggi, non è un caso, sono diventati dirigenti di Milan e Roma. La storia di Daniele De Rossi è invece destinata a incrinarsi proprio sulla fine, come è accaduto a Marchisio lo scorso anno, costretto tra virgolette ad andar a cercar gloria in Russia. Cosa farà Capitan Futuro, dove andrà a giocare il prossimo anno non è dato sapere al momento, quello che al momento lascia questo addio improvviso per modi e tempi, è un’amarezza mista a malinconia, come quando finisce definitivamente una storia d’amore che si trascina stancamente. Da un lato, una proprietà straniera, l’età avanzata, i vari acciacchi fisici, dall’altro la classe intatta, l’esperienza, la forza di un leader riconosciuto. Senza entrare in dettagli economici che non crediamo essere a questo punto così rilevanti, a prevalere è il lato della medaglia più razionale,  cinico, nel fare determinate valutazioni e prenderle senza considerare la faccenda anche semplicemente da un punto di vista emotivo e di spogliatoio. A noi, tifosi e non della Roma, ma amanti del calcio, resta solo l’amarezza per l'appunto, di un lieto fine che non ci sarà. Nella memoria e nel cuore di tutti l’orgoglio del leone ferito e rabbioso dei mondiali del 2006 che si riprende il sogno che volevano portargli via e la consapevolezza che “bandiere” e “capitani” così, nel prossimo futuro, ce ne saranno sempre meno, fino a scomparire del tutto... e questo... non ci piace affatto.

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