Il Grande Spirito di Sergio Rubini



“Il grande spirito” di Sergio Rubini è Pasolini che incontra Gomorra sotto l’occhio felliniano in un affresco sporco e cattivo alla ricerca di una pietas ancora possibile. In una Taranto immersa nelle sue ciminiere, nel progresso regresso imperante, il rude alcolizzato, “Barboncino” interpretato da Sergio Rubini incontra dopo una rapina in cui ha sottratto il bottino ai suoi complici “il buon selvaggio” “Cervo nero”, un Rocco Papaleo lieve e intenso al tempo stesso che lo porterà ad aprire gli occhi sul mondo e su gli altri.  I protagonisti della vicenda che si dipana tutta  in un condominio degradato, sono vittime di una stasi perenne, costretti dentro a un labirinto che pare inespugnabile e hanno bisogno l'uno dell'altro "per andare oltre". Per questo il loro incontro è “magico”. Quella magia rurale, ancestrale, tanto cara al regista dell’Anima gemella che in “Il grande spirito” prende la via della follia che nasconde un dolore profondo. Non mancano i momenti comici, necessari a stemperare il climax, carico di sequenze visivamente forti, Ma c’è una grande vitalità dentro allo squallore narrato, reso in maniera efficace anche dalla cupa fotografia, alle vite immobili dei personaggi, anche in quelli secondari, c’è la voglia di cambiare, resistere, aspettando il momento giusto per essere finalmente liberi.. Al di là dei tanti sotto testi, ci sembra questo il messaggio principale della pellicola, che ovviamente vi consigliamo di andare a vedere.

- "Tu non te ne puoi andare.. sei l'uomo del destino"
-" Deve passare tutta la notte prima che l'anima torni"
-" Per guarire ci vuole il tempo che ci vuole"
- "La Fiat dopo la Punto non ha azzeccato una macchina... almeno rubavi una Volvo"
-"Sparate.. sparate.. Cervo Nero è immoribile"


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