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Andrea Brunotti - Il sorriso e il malinteso



“Il sorriso e il malinteso” è il disco che Andrea Brunotti aspettava per mettersi a nudo. In questo nuovo album forse poteva osare di più, ma invece ha voluto rivelare la sua anima più intima, forse diventare padre lo ha portato a delle riflessioni. E questo album – prodotto da La Stanza Nascosta Records – è un vestito pop rock lineare, in cui abbondano ballad e quell'appartenenza fortemente cantautorale, nell'accezione meno attuale del termine e più “di razza”. Il recupero degli strumenti è sicuramente un bene in un mondo fatto di synth spesso abusati e di campionamenti.

“Indifferente” ha il classico sapore cantautorale, con Brunotti che sceglie di ricordare piuttosto che di lasciare andar via quello che è stato. Non si può dimenticare e lasciar scorrere. Atteggiamento da Guccini e chitarre free, con la sezione ritmica col piglio pop-rock e l'assolo che non manca: “Ci sono volti che per strada ti sfidano, occhi che ti osservano dalla finestra su questa via”. Un piano annuncia “E allora ridi”, Brunotti è mesto, forse poco preciso ma butta fuori tutto d'un fiato: “Hai capito che un sogno non si perde nel sonno... e allora ridi e ti basta così, di giorno, di notte, la tua grande energia”. In “Una goccia”, le elettriche sono curiose per “spogliarsi dei panni di pirata” e la sezione ritmica molto pop vede un assolone dell'elettrica old school.
Una risata da scherno per “Divieto di sosta”, con dei cambi di sonorità; il brano vive diversi momenti, come la personalità combattuta di Brunotti, alla ricerca di un parcheggio, di un attimo di “follia” impellente. “Sono pezzi di vetro caduti per caso che il vento ha spostato lontano da qui”, ancora ricordi che affiorano nella mente del nostro, “seduto su una panchina blu”, “al centro del mondo”, con gli arpeggi della 6 corde, i “drums” delicati di Leonardo “Clyde” Guelpa e quell'aurea da “Le tasche piene di sassi”... Un'altra ballad pop-rock viene messa su per “Frigo vuoto”: “Costruire un personaggio, rimanere sotto scacco, finire dentro un sacco di merda...” non si può essere sempre così frustrati, bisogna uscire fuori da questa condizioni che attanaglia l'uomo moderno che, per Brunotti, deve sorridere di più.
“Il depresso della vita che mi chiede consigli, il giocatore d'azzardo scommette su di me, una madre esaurita mi parla di figli...” fa parte di “Amica mia”, il bisogno di rivolgersi ad un'amica per raccontarsi, vera o immaginaria che sia. Bello il piglio deciso delle acustiche “incazzate” alla Ligabue; mentre la “Lunigiana” racconta i luoghi in cui il cantautore vive, tra Toscana e Liguria, in “equilibrio tra cuore e mente”. Altra ballad con gli archi in evidenza di Salvatore Papotto che è anche il produttore dell'album. Intro da gustare con le acustiche morbide e sognanti nella title track “Il sorriso e il malinteso” che procede simulando un mandolino: “Sguardi sorpresi, emozioni inattese, smorfie, sorrisi”, ma a Brunotti “manca ancora il tuo sguardo” ed è il Brunotti più intimo, più vero.


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