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“5 è il numero perfetto” di Igort


"- 2 gambe, 2 braccia e questa faccia, questa è casa mia"

Napoli anni ’70 Peppino Lo Cicero è un killer ormai in pensione, che è sempre stato gregario e mai “guappo”. Il figlio ha seguito le sue stesse orme e lavora al soldo della camorra. Quindici giorni prima del suo compleanno il padre gli regala una calibro 38,  come in un ideale passaggio di consegne. Il figlio va al lavoro “ovvero uccidere un uomo”,  come se nulla fosse, ma non farà più ritorno a casa. Da qui “5 è il numero perfetto” di Igort, prende idealmente il via e la vicenda si dipana in una maniera che più che seguire la ragione, segue l’istinto e il cuore, col tradimento, vero motore della storia. Alla ricerca di una pace o di una luce che dir si voglia, il film, diviso in 5 capitoli, è abilmente immerso nell’oscurità, cercando “l’altro, l’alto", che sia il divino o il destino, con citazioni dei polizieschi noir dell’epoca a far da stacco / siparietto, oltre a tipici elementi da graphic novel e non potrebbe essere altrimenti, tanta importanza agli elementi di scena, agli spazi, anche quelli apparentemente scarni, un’ottima fotografia curata da Nicolai Brüel, una sceneggiatura coesa, scritta dallo stesso regista che attinge a un suo lavoro del 2002, con un buon colpo di scena finale, con tanto di Gattopardo in evidenza, ovvero "Tutto cambia per non cambiare niente" e la solita prova magistrale del trio Servillo, Buccirosso, Golino ad arricchire il tutto.

"-Ho vissuto i miei giorni come se avessi bevuto un liquore troppo forte lo butti giù ti da a botta ma non capisci che sapore aveva"

"- Sai come dice il proverbio l’uomo non è quello che mangia, ne quello che caca, è per come uccide e ringraziando a dio mio figlio uccide come si deve"

"- Io per fidanzarmi con tua madre le ho dovuto sterminare la famiglia"

"- La vita è terribile e il bello è che tiene pure il senso dell’umorismo"

"- Che cosa orribile rendersi conto di aver sbagliato tutto"

"- Tutto si paga in un modo o nell’altro"

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