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Jovanotti racconta "Lorenzo Sulla Luna"

Con queste parole Jovanotti racconta la genesi di "Lorenzo Sulla Luna", il suo nuovo album:



Abbiamo finito e “battezzato” ora i mix di “Lorenzo Sulla Luna” in tempo per uscire il 29 novembre anche e soprattutto su vinile. 
Sono molto contento e sorpreso da questo lavoro, è un album che non avrei mai pensato di fare finché non l’abbiamo fatto. Pinaxa ha curato come sempre e meglio di sempre i mix e Mr. Rubin li ascoltava dallo studio di Malibu dandoci le sue indicazioni e proposte di modifica di volta in volta. Un lavoro fianco a fianco, a 10mila km di distanza. Roba da astronauti.
Rick ha una visione radicale della musica, lo sapevo e l’ammiravo quando ascoltavo da “fan” le sue produzioni ma sentire come questa cosa agisce sulla mia musica è tutta un’altra storia, ora è diventato un fatto personale. Un conto è vedere un altro alle prese con l’idea di portare all’essenza estrema la propria roba, tutta un’altra faccenda se si tratta di te. 




Non c’entra nulla il genere musicale, la sua idea è sempre quella di raggiungere una specie di cuore della performance, sia che si tratti di un pezzo hip hop sia che abbia a che fare con una ballad piano e voce. E’ un processo che ha a che fare con l’alchimia, con la magia e con il non accontentarsi mai, ma in fondo, e vivendolo in prima persona posso dirlo, soprattutto con il wrestling. E’ una pratica che affonda le sue radici nel vaudeville, negli spettacoli itineranti dell’America di inizio 900 dove arrivava gente da tutte le parti d’Europa e del mondo, quelle in cui si portavano in scena nella provincia più estrema le prime forme di cinema, le pozioni miracolose, la donna barbuta, i fratelli siamesi, l’uomo orchestra, il forzuto, la contorsionista esotica, il lanciatore di coltelli. Erano gli stessi personaggi dello show a montare e smontare la baracca, a cucinarsi il pranzo, ad accudire le bestie. Penso che la musica popolare sia un meraviglioso baraccone dove l’ingenuità è più importante della sapienza e dove le regole soccombono sempre alla potenza dell’errore e del caso, che diventa segno a rivelare l’essere umano in carne e spirito, nella sua irriducibile vulnerabilità . 




La finzione del wrestling, che ha bisogno di allenamento costante e serio ma che poi si esprime in un patto che prevede il tornare bambini e il darsi un sacco di mazzate nel modo più spettacolare possibile facendosi meno male possibile. 
A Marzo di quest’anno siamo stato allo “shangri-la studios” a registrare queste 11 canzoni italiane più o meno celebri ma da me molto amate, dedicate alla luna, in sette giorni che poi sono stati sei perchè nel settimo abbiamo fatto una jam che è diventata “prima che diventi giorno” ( titolo realistico nel senso che Lorenzo Sulla Luna è il disco più notturno che avessi mai fatto) . 




Nel 1969 era piuttosto normale fare un album in sette giorni, a volte anche meno, e molti di quei dischi sono ancora i più importanti di sempre. Poi nel tempo lo studio di registrazione è diventato un laboratorio nel quale far reagire elementi, sovrapporre strati, tagliare e cucire, perdersi in mille tentativi e ripensamenti quasi sempre destinati a ricondurre alla fatidica prima impressione che è quasi sempre quella giusta, ma per saperlo a volte tocca fare un lungo giro. La musica sta cambiando tantissimo perché i nuovi mezzi di produzione e soprattutto di distribuzione hanno aperto una nuova epoca che è ancora instabile da tutti i punti di vista e non è detto che si stabilizzerà, forse il futuro di tutto è la definitiva scomparsa dei sistemi gravitazionali così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. 
Adesso gli studi di registrazione stanno racchiusi in un computer portatile o in un cellulare e si espandono in rete, e questo sta ripristinando in una nuova forma quell’esigenza di impatto immediato che la musica popolare deve avere ed è bene che abbia. L’iperproduzione è una malattia della musica che in Italia ha fatto più danni che altrove. 
Il computer non asseconda gli errori dell’uomo quindi errare è diventato una partita uomo/macchina avvincente e soprattutto molto divertente finché la separazione uomo/macchina sarà effettiva, che non è detto che sia così ancora a lungo.



Tu sbagli e la macchina corregge, quindi bisogna sbagliare meglio, ingannare la macchina.
Questo album che ho appena finito di ascoltare pronto per andare in stampa è contro ogni logica discografica vigente che prevederebbe un singolo forte da dare alle radio, un video e tutta una serie di elementi promozionali che sotto Natale servono più della musica stessa incisa nei disco in questione. Ma sappiamo tutti quanto oggi siano saltate tutte le “logiche discografiche vigenti”, non “vige” più un bel niente, e questa è la buona notizia: ognuno faccia come gli pare, dove gli pare e come si sente, e se là fuori c’è un pubblico che entra in sintonia con lui qualcosa succederà e comunque l’esperienza sarà valsa la pena anche se non è “successo” niente. 
Quando abbiamo registrato “Lorenzo Sulla Luna” non era detto che sarebbe uscito, era un mio trip personale, volevo concentrare la mia attenzione sul satellite terrestre, a 50 anni dall’Apollo 11, come un modo per esplorare uno spazio, che poi ogni spazio è sempre “lo spazio”. Passata l’estate con tutto il suo incredibile delirio lo abbiamo riascoltato e quel vuoto è entrato in risonanza con il silenzio improvviso che si era fatto in me dopo tutto il casino di Jova Beach, quindi mi è sembrato perfetto da pubblicare alla fine di un anno così pazzesco.
Mentre scrivo questo post sto sentendo il disco mixato e mi piace, non ho mai raggiunto questo livello di imperfezione.
C’è ancora molta strada da fare per l’imperfezione assoluta a cui aspira il mio sentimento artistico, ma per fortuna la luna resterà in orbita ancora per un po’ e lo spazio rimane infinito, tutto da esplorare.

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