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For All Mankind (Apple Tv+)



“Avrebbero dovuto far sbarcare te, così saremmo stati i primi!”

Dal primo di novembre nella miriade di nuove piattaforme televisive è subentrata anche la Apple Tv+, servizio on demand di film e serie tv originali, entrata fin da subito in diretto contrasto con Amazon, Netflix, Hulu e Disney+, per la voglia di puntare alla qualità. Fin dagli albori infatti, con le prime tre serie televisive presentate alla partenza possiamo dire che questa nuova piattaforma streaming punta alla conquista non solo del pubblico, ma soprattutto della critica, ma non sempre ci riesce. Oggi parliamo di “For All Mankind”: creata e scritta da Ronald D. Moore – sceneggiatore già della saga di “Star Trek” e della serie tv “Battlestar Galactica” - Matt Wolpert e Ben Nedivi, la serie ci racconta cosa sarebbe successo se fosse stata la Russia la prima ad approdare sulla Luna e non gli Stati Uniti, mostrandoci un punto di vista completamente nuovo sulle conseguenze di questo sbarco. 




La Nasa infatti rimarrà visibilmente delusa e frastornata da questa vittoria storica e faranno di tutto per rivalersi e per dimostrare la loro capacità. E' interessante l'idea di base, anche se inizialmente l'incipit sembra un po' scarno, chiuso e privo di sbocchi, ma Moore, si sa, è molto capace a creare sottotesti e sottotrame altrettanto interessanti, ampliando una sceneggiatura che altrimenti sarebbe stata deludente e poco accattivante. Qui però ci riesce soltanto in parte.


L'attenzione è rivolta a Edward Baldwin (Joel Kinnaman), astronauta che rimane devastato dalla scoperta che sono stati i russi i primi a mettere piede sulla Luna e non gli americani, perché lui, nella sua ultima missione era stato vicinissimo ad atterrarci prima di tutti, ma i suoi superiori lo avevano bloccato. Cosa che manda ancora più in tilt la Nasa è il fatto che i russi abbiano deciso di mandare all'interno del loro equipaggio anche una donna, spronando quindi il gruppo americano ad investire per addestrare donne astronaute. 





Ed è proprio qui il problema principale di “For All Mankind”, perché a nostro avviso la serie doveva interamente ruotare intorno alla figura della astronauta Molly Cobb, interpretata dalla bravissima Sonya Wagner, invece si sofferma troppo sul dramma di Baldwin e sui dubbi e le perplessità degli astronauti uomini di fronte alla presenza femminile in un terreno che fino ad allora era completamente maschio. La serie è sicuramente costosa, piena di dettagli, ricca di effetti visivi e ottima nella regia, ma manca qualcosa, manca di empatia, manca la frizzantezza, non si ha alcuna idea di come lo show si evolverà, di dove la trama andrà a parare, nei primi sei, dei 10 episodi complessivi che compongono la prima stagione, non si capisce ancora seriamente l'anima della serie, che risulta un ucronica visione piena di alti, ma con molti bassi, in un mix imperfetto tra fantascienza e dramma, racchiusi in molte pause narrative prive di senso. Peccato.


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