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Il giorno più bello del mondo di Alessandro Siani



"- Noi dobbiamo costruire la gioia delle persone"


Il giorno più bello del mondo è l’ennesimo tentativo di Alessandro Siani di coniugare la comicità napoletana alla commedia Disneyana. Questa volta Siani dispone di una sceneggiatura più coerente del solito, benché di accesso immediato e a scanso di originalità, che procede rassicurante e attesa. Nel mezzo i suoi eccessi tipici e un paio di gag che spingono sul surreale in maniera adeguata.  


Film di Natale in anticipo per la sua struttura da fiaba, la messa in scena è decisamente teatrale, lasciando al cinema puro giusto la sequenza iniziale e qualche scorcio qua e la. Arturo Meraviglia ha ereditato dal padre un piccolo teatro e l'amore per lo spettacolo, per la sua magia.


Si è reinventato impresario, cercando in qualche modo di portare avanti gli insegnamenti paterni, ma i debiti non gli danno tregua e anche il teatro gli è stato sequestrato.
In soccorso arriva “l’eredità” inaspettata che regalerà al nostro, non soldi e case, come lui si aspetta, ma due nipoti, di cui uno, capace di sfruttare i poteri derivanti dalla telecinesi. Inevitabile e chirurgico l’andamento dei fatti, da Siani che cerca “bonariamente” di sfruttare il nipote acquisito, a un pool di scienziati che si mette sulle tracce del bambino magico in nome della scienza. Inevitabile l’improbabile storia d’amore, come in già "Il Principe abusivo, Mr felicità"… 


Al di là delle inevitabili risate e all’inverosimiglianza del tutto, Siani sforna la sua nuova fiaba, sempre uguale a se stesso e stracarica di buoni sentimenti. Più teatro filmato che cinema, e con la conferma che il suo personaggio è decisamente più adatto al palco che allo schermo, a meno di non essere sfruttato come caratterista in altri contesti o che lo stesso Siani, decida di cambiare registro e mettersi al servizio della storia.


"- Abbiamo rimborsato pure i biglietti omaggio, non si era mai visto"

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