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L'uomo del labirinto di Donato Carrisi



"Vogliamo i tuoi ricordi, ne abbiamo bisogno, ora"

L’opera letteraria di Donato Carrisi approda sul grande schermo per la seconda volta adeguatamente trasposta. E non potrebbe essere altrimenti, in quanto Carrisi si dimostra ancora una volta abile anche dietro la mdp. Ma rispetto a “La ragazza nella nebbia”, esordio praticamente perfetto, qualcosa, in questo “L'uomo del labirinto”, va storto. 




Ma andiamo con ordine: - L’istrionico  Bruno Genko di Toni Servillo, investigatore privato a cui resta poco tempo da vivere, è al lavoro per scoprire chi è il rapitore della ragazza che è stata ritrovata dopo 15 anni dalla polizia, che nel mentre, ancora stordita e confusa, si confida o prova a farlo al Dottor Green, interpretato da Dustin Hoffman.



Carrisi è bravo a prendere l’attenzione dello spettatore sin da subito, con i fatti puri e semplici messi in primo piano con ritmo serrato con qualche trovata registica ad aumentare il pathos narrativo. L’impianto regge fino a quando la storia non raggiunge il suo apice per poi sfilacciarsi in una serie di colpi di scena che si dipanano in più finali contemporaneamente ed è qui, a carte scoperte che la sceneggiatura mostra i suoi limiti risultando sin troppo complessa e peccando qua e la di inverosimiglianza. Il risultato è comunque un film discreto, “volutamente eccessivo” , che ha tutti i pregi e difetti dell’opera seconda, a cominciare dalla voglia di dimostrare, stupire ad ogni costo, finendo col perdere in sostanza e solidità.

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