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Otium – Nessun negoziato


Gli Otium debuttano con “Nessun negoziato” distribuito da La Stanza Nascosta Records. Il duo romano sforna ironia e testi serratissimi, raccontando di quello che spesso ci viene imposto, perchè se non sei così e non ti comporti in un certo modo, sei un “escluso” dalla società moderna. Da qui un elenco di persone e personaggi, di musica che (non) cambia, di occhi che si guardano in giro in cerca di altri occhi, di volti. Sicuramente le parole sono più forti della musica in sé, per gli Otium, che comunque spaziano da un genere all'altro, per dare ad ogni brano una veste diversa e puntuale.


“Musica nel traffico” è un “caos calmo” fatto di chitarra fitta e di una batteria che entra a colorare la parte vocale, più piatta, non effettata, che procede liscia: “Via di qua, voglio andare via di qua, io non ci resto un minuto di più, qui non c'è libertà, non c'è musica...” e un riso amaro perchè “nelle tue regole non c'è poesia”... in “Trastevere” entra in gioco l'atteggiamento da teatro-canzone con Marco e Michele che raccontano la ricerca di identità, di una strada, di un amore: “Gli spacciatori vendono, nascosti dietro l'angolo, la sola via di fuga alla realtà che dà qualche grammo di felicità”, la felicità zingara della fisarmonica. La parte spaziale serve a fermare la mente sul paesaggio romano... nel pieno mood alla “Walk on the Wild Side” di Lou Reed, citata altresì palesemente, gli Otium buttano giù chitarre in “Marta”, che è il sunto del pop italiano “nostalgico” di ieri, che è un po' l'it-pop di oggi: “Cinzia non va più con Piero, Anna non ama più Marco, ma proprio in quel parco c'è Candy che si dà”, procedendo, nella ritmica e nella vocalità canzonata alla Rino Gaetano di “Berta filava”. 
In  “Papa Francesco” - più attuale che mai – il piano e le acustiche sorreggono il pezzo: “Tu sei un Papa buono e di sinistra col tuo piglio riformista sono certo che ti domandi del mistero della Orlandi o dello scandalo dei fondi, della 'ndrangheta allo Ior” e gli Otium risultano ficcanti, decisi, convincenti in primis nella scrittura. Stesso discorso in “Il dittatore asiatico” in cui si fa riferimento – tra qualche campionamento –  al coreano Kim Jong-il: “Non c'è più niente da fare, tutto da dimenticare, tu dolce amore mio, non hai capito niente, tu cosa ne sai di me, dimmi che ne sai”, perchè è l'amore che muove tutto, “è una necessità”... L'elettronica d'antan si adagia su “Fighetta”, curiosi gli Otium soprattutto quando dopo passano a “Sofia”, “l'unica donna”; col suo pianoforte ben in mostra fino a quando non entrano, nel chorus, le chitarre elettriche massicce come presa di coscienza e un pizzico di follia perchè “lei se n'è andata”.
Folk è “L'Olimpica”, con il canto a due voci contemporaneamente, come in gran parte del disco. Nel singolo “Ciao sono quel Dio” suoni finto-anni '90 “a rimirar le stelle” in cerca di un'ancora a cui appigliarsi quotidianamente. “Altri inferni” arriva non a caso, con gli amanti, le divine commedie, le tragiche fini, i gelidi addii. Una ballad dal mood ancora una volta folk. “Chantal” è interessante nell'incedere in cui la voce e il testo si sposano con i synth e gli strumenti, in equilibro: “Amo la faccia che ho e l'espressione che mi dà, ogni ruga sul mio viso ha dato forma al mio sorriso, è la mia identità”, un'identità che ritorno negli Otium che vogliono ribadire l'importanza del trovarsi o del “ritrovarsi”. Tanto testo meno e spazio lasciati al respiro strumentale.
“Anita” si apre con le percussioni e l'ironia marchio di fabbrica del duo: “Non lasciarmi mai Anita, altrimenti potrei farla finita, senza te” come era un po' per “Marta”. Una 'bacchettata' alla musica commerciale di oggi. Invece rock è “Il candidato”: “Il terremoto, la crisi sociale, la sicurezza, il mercato globale, la convergenza politica istituzionale, trasversale...” un elenco di 'rogne' che dimostrano solo quanto in questa vita siamo “reclute”. Il finale dell'album è lasciato allo swing di “Buone Feste”, ma di sereno non c'è molto se non “fuggire da qua”, dalle convenzioni, dalla società imposta. E' nella seconda parte il vero momento musicale dell'intero disco. 


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