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Tolo Tolo di Checco Zalone


"- Qui in Africa con 1000 euro si può comprare un ministro, non un assessore, qui in Africa, la corruzione è onestissima"

“Tolo Tolo” è il primo film a firma “Luca Medici” ovvero Checco Zalone, che fa il suo esordio dietro la mdp, scrivendo anche la sceneggiatura insieme a “Paolo Virzì”. Le novità non si fermano qui, e continuano con la scelta di lanciare la pellicola con un trailer ingannevole, che non ha mancato di suscitare polemiche, di far venire fuori e scoperchiare il vaso di Pandora che l’attore, regista e musicista, aveva in mente.



Non cambia la ricetta di Zalone, la sua formula magica, talmente semplice da sembrare banale, che continua a fare quello che fa un comico “apparentemente” normale o ideale, come lo stesso Nichi Vendola, che fa un cameo spassosissimo, aveva riferito in un’intervista qualche giorno fa in tv: - Si concentra ovvero sulla stretta attualità, mettendo alla berlina gli antichi vizi italici, con tutti i luoghi comuni che ne conseguono... come ha sempre fatto dal resto. Inevitabile quindi che il tema di Tolo Tolo fossero gli sbarchi dei migranti, il dilagante razzismo, il nuovo fascismo, Zalone è decisamente sul pezzo, rovesciando la situazione, cosa questa non nuova, tantissimi gli esempi, come in "Scappo a casa" con un intenso Aldo Baglio, per citare l’ultimo che ci viene in mente, ma lo fa con estrema intelligenza e lanciando segnali decisi, servendosi della storia del cinema, citando non a caso esplicitamente “Roma città aperta” e “Mamma Roma” ma anche “La vita è bella”, “Il the nel deserto”, Mary Poppins, fino ad arrivare ad unire la cover di Nevermind dei Nirvana con "L'Atlante” di Vigo, a far da contraltare alle macchiette politiche di se stesse di questi tempi. Tempi che sono inevitabilmente comici, come è inevitabile che sia e che contrastano amabilmente i temi scottanti trattati.



Non tutto nella sceneggiatura procede lineare, a volte, specie all'inizio c'è troppa frenesia e il finale è decisamente un eccesso surreale e paradossalmente didascalico, ma è decisamente perdonabile, anche perché far ridere e piangere nello stesso tempo lo spettatore è dono di pochi. Zalone ci riesce, e ancora una volta. I suoi film forse non saranno mai perfetti, ma specchio fedele di un paese che negli anni è diventato sempre più prevedibile… e risibile... nei suoi eccessi... non sono un caso le code al botteghino, non è solo marketing, è talento e capacità di osservare in fondo la nostra realtà per quello che è, surreale e didascalica, paradossalmente nello stesso tempo, proprio come il finale del film.

"- Meglio l'Isis, hanno più umanità di questa donna"
"- Ho lasciato i miei sogni di speranza in questo villaggio - Io il mio caricabatterie"
"- Sei bravissimo a disegnare... E chi sei Neruda?"
"- Qui hanno fatto "Il the nel deserto" - E lo fanno ancora? - E' Bertolucci - Qualsiasi marca va bene"

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