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Zero Zero Zero (Sky)



“Credi nell’amore? L’amore finisce… credi nel tuo cuore? Il tuo cuore si ferma… niente amore e niente cuore”

Dopo il successo di “Gomorra”  un’altra serie tv tratta da uno dei più famosi romanzi di Roberto Saviano: “Zero Zero Zero”. Anche in questo caso si parla di qualcosa che invade e distrugge gli uomini, un impero mondiale, quello della cocaina e quel filo invisibile e sottilissimo, che lega i criminali senza scrupoli, a volte anche di terz’ordine ad organizzazioni potentissime, altrettanto prive di scrupoli. I famosi cartelli messicani e colombiani legati sempre dallo stesso filo labile alla ‘ndrangheta e alla mafia, fino ad arrivare ai produttori di cocaina, agli spacciatori ed infine a tutte quelle figure “insospettabili”, che si trovano all’interno di istituzioni politiche e sociali. Fin dove arriva tutto questo? Quale somma di denaro ruota intorno a questo enorme mercato? Partita in Italia lo scorso 14 febbraio, in prima visione mondiale, la serie arriverà a marzo in Spagna, Germania, Austria, Francia e prossimamente anche negli Stati Uniti.




Una serie che, come da sempre fa Saviano, ruota intorno alla denuncia, stavolta di un altro universo senza scrupoli e come sempre l’autore lo fa senza girarci troppo intorno, andando diretti, chiari, ma impattando facilmente nelle emozioni del telespettatore, perché è semplice il modo in cui lui mostra le cose. “Zero Zero Zero” però pecca in troppa “delicatezza”, nel senso che nella sua trasposizione la narrazione perde di violenza e crudeltà, diventando una serie tv un po’ troppo “tranquilla”, adatta a tutti e non rivolta a pochi come potrebbe essere ad esempio “Narcos”, della Netflix, molto più forte nei contenuti e nelle immagini. Stavolta, Stefano Sollima, che dirige lo show, non riesce ad essere pungente come al suo solito ed anche nel cast, nonostante ci troviamo di fronte ad un cast di carattere internazionale, manca di appeal. I dialoghi in dialetto portano del bene ad una narrazione un po’ altalenante, ma purtroppo gli attori italiani scelti per questo compito non sono all’altezza della situazione e risultano meno rilevanti rispetto ai colleghi stranieri come Gabriel Byrne, con il suo Edward, dalla filosofia elementare e Harold Torres con il suo Manuel e la sua spiritualità corrotta dal sistema, che diventano le vere colonne portanti di uno show carismatico, ma privo del graffio giusto, quello che ti fa concentrare sulla vicenda e trascinarti dentro allo schermo senza farti pensare ad altro. Va dato adito a Saviano di essere abilissimo nel raccontare temi così forti e renderli fruibili a chiunque facendo capire tutto quello che viene raccontato e che viene detto con una semplicità estrema ed in maniera limpida e perfetta. 8 sono gli episodi che compongono uno show a cui va sicuramente data una chance.


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