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Curon (Netflix)



“Infatti non ci sono più tornata per 17 anni… ma ne abbiamo già parlato… non so più dove andare!”

E’ arrivata la nuova serie di origini italiane targata Netflix. Ne potevamo fare a meno? Ovviamente si, ma il canale streaming ci riprova mettendo in scena un thriller fantascientifico immerso nel lago di una piccola città di montagna dove una donna milanese, Anna (Valeria Bilello) – nei flash-back interpretata da Mihaela Dorlan – si trasferisce con i suoi figli gemelli, Thomas (Federico Russo) e Daria (Margherita Morchio), dopo 17 anni che non metteva piede nella sua città di origine, “Curon”, per l’appunto, che è un paesino che esiste realmente, in provincia di Bolzano. Qui, la famigliola si stabilisce, nonostante nonno Thomas (Luca Lionello) tenti in tutti i modi di dissuaderli, in un fatiscente albergo dove poco dopo la donna scompare misteriosamente, lasciando i figli in preda al panico con la voglia di trovare a tutti i costi la madre, ma nel farlo ovviamente scopriranno numerosi segreti tra gli sguardi apparentemente gentili dei concittadini e le mura inquietanti dell’albergo. Il cast è numerosissimo e quasi completamente sconosciuto, a creare il tutto ci sono Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano. La serie è buia e cupa, unica nota veramente positiva è la location, perché la serie ci permette di conoscere un luogo splendido immerso nella natura del Trentino Alto Adige, per il resto ci troviamo di fronte a qualcosa che, come è già deducibile dalla trama, sa di già visto, ascoltato, letto, da molte altre parti, l’albergo ricorda l’Overlook di “Shining” senza essere minimamente tetro come quello e la serie ricorda vagamente “Hill House” senza avere alcuna carta in regola per somigliarle davvero, ma queste sono soltanto due delle cose che ci fa venire in mente “Curon”. Il problema di base è che la serie risulta mediocre paragonata a qualsiasi altra serie o romanzo che verrà in mente mentre se ne prosegue la visione. La narrazione è anche abbastanza veloce, ma la trama lascia il tempo che trova, risultando prevedibile e con delle premesse che gettano curiosità, ma una curiosità che si perde dopo pochi minuti di Pilot. La regia pecca nella già precaria capacità interpretativa degli attori, si salva soltanto la Bilello, nonostante i personaggi siano abbastanza caratterizzati e tormentati, a tutto questo si aggiunge una costruzione della sceneggiatura che sembra molto amatoriale, riportando sui nostri schermi uno show scialbo, sbiadito e totalmente spento. Dopo “Luna Nera”, la Netflix colleziona un altro flop italiano. Forse sarebbe meglio puntare su altro.

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