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Intelligence (Sky One/Peacock)


Intelligence (Sky One/Peacock)


“Ho capito qual è il problema qui dentro... il problema è il morale, quindi per prima cosa dovresti mettere un po' di musica, perché tutti quanti qui al momento sembrano così... zombie. Avete Alexa qui?”

L'unico motivo per il quale vale la pena dare una chance alla nuova serie metà britannica (Sky One) e metà statunitense (Peacock) è la presenza come co-protagonista di David Schwimmer, che negli anni ha anche fatto qualcos'altro, ma per tutti rimarrà per sempre il Ross di “Friends”. Ci troviamo nel reparto GCHQ dell’Intelligence britannica di Cheltenham e Schwimmer interpreta Jerry, agente dell’NSA che viene collocato nel quartier generale delle comunicazioni del Regno Unito come collegamento tra la GCHQ e l’NSA statunitense. L’uomo è una specie di mito ed arriva nella nuova sede con tutti i clamori del caso, ma la sua “fama” potrebbe non essere totalmente sincera, perché probabilmente Jerry ha abbandonato il posto precedente per qualche errore di troppo. Jerry è uno sfacciato, completamente agli antipodi rispetto ai suoi nuovi colleghi, impacciati e spesso imbranati, ed arriva per stravolgere gli schemi di un gruppo ben collaudato, tra questi c’è Joseph, interpretato da Nick Mohammed, che è anche ideatore dello show, goffo e credulone, venera Jerry e si sente inferiore a lui, tanto da fargli praticamente da segretario; poi troviamo: Christine (Sylvestra Le Touzel), capo del dipartimento, parecchio frustrata e che fin da subito non vede di buon occhio il nuovo arrivato, Tuva (Gana Bayarsaikhan), abilissima con i computer, ed infine Mary (Jane Staness), una donna completamente lascata andare, che si veste male e puzza pure un po’. Il cast è la parte forte dello show ed anche i personaggi hanno una buona caratterizzazione, la colonna sonora è consona allo status commedia ed accompagna momenti apparentemente seri con la dovuta ilarità, ad esempio quando parte “Asereje” delle Las Ketchup mentre Christine, Joseph, Tuva e Mary camminano con fare serioso per il corridoio della sede. E’ una di quelle serie standard con una altrettanto banale location, quella del posto di lavoro, che ricorda vagamente “Brooklyn Nine-Nine”, senza avere però la vena comica e la qualità tipica che accompagna la serie USA da sette anni. Qui manca molto l’originalità, è sicuramente una commedia sciocca, a tratti disarmante, ma poco divertente, forse semplicemente perché tutto quello che avviene al suo interno l’abbiamo già visto in altre sitcom oltreoceano. Però alla fine ci può stare, va presa per quello che è, una comedy con un buon cast (abbastanza sprecato) che qui e là strappa qualche sorriso, un buon passatempo estivo senza grandi pretese. La serie è composta da sei episodi ed è stata già rinnovata per una seconda stagione.



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