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Beppe Cunico: la recensione di "Passion, Love, Heart & Soul"


L'ingegnere del suono e cantautore Beppe Cunico approda al primo album "Passion, Love, Heart & Soul" che è chiaramente una ricetta, quella che ha usato nella musica, per gli altri e adesso per se stesso. Gli ingredienti li conosce bene nonostante ci siano i difetti probabilmente veniali alcuni, dovuti a un primo lavoro in studio, altri meno come la pronuncia in inglese. Ma quello a cui punta Cunico è principalmente il messaggio universale, la passione per il suo mestiere in un momento difficile come quello che stiamo vivendo in pandemia. Ma non si è lasciato abbattere come altri, anzi. Lui il suo amore per il più grande mezzo di comunicazione mondiale, lo vuole gridare. Si alza in piedi e sforna 11 tracce.

Intro prog chiaramente alla Pink Floyd, spaziale e lunare in "The Beginning", dove le parole sono recitate: "Lotta e resistenza... musica è il muro contro ogni stupidità. Musica è cambiamento e tenersi compagnia, la musica crea ponti", vuole essere chiaro Cunico nel dire che musica e cultura, in un periodo particolarmente difficile, sono importanti per nutrire mente, animo e corpo. Il brano procede in uno scolastico inglese dalle sonorità rock anni '70, con le chitarre che aggrediscono tanto quanto la batteria per 9 minuti di... pura musica. Passione. "Reinvent Yourself" si sposta più avanti, a cavallo tra i '70 e gli '80 dove protagoniste sono ancora le elettriche fino alla seconda parte che muta, si 'reinventa' non a caso, si veste di un rock folk con un bel assolo intriso di melodia, suadente. "In my life" synth leggiadri volteggiano fino a quando non entra il piano e la voce di Cunico che ricorda l'atteggiamento di Battiato in una ballad più 'classic' e riflessiva. Come se ad entrare in scena fosse l'amore, in senso lato.

"An evening with Steven Wilson" è un omaggio ai Porcupine Tree che lo hanno sicuramente ispirato, anche se la melodia richiama "Weak" degli Skunk Anansie, con interessanti variazioni energiche. Ed è il cuore a parlare. Altro intro spaziale nel primo singolo "Silent Heroes" che cambia subito registro, con un rock lungo e possente, corale, camaleontico, in cui il nostro mostra i tanti strati di pelle del suo bagaglio e omaggia Chernobyl. In "Above The Stars" gioca di synth eterei, spaziali. Poi Cunico entra in scena "da manifesto" con le elettriche dal piglio quasi funk che gli fanno il verso. In "Growing and fighting" la sezione ritmica è un perenne manto intervallato da due, tre pause. Cunico ci butta dentro tutto, come se fosse su un palco, col pugno al cielo.

La batteria prog di "One Special" inganna, perchè le elettriche procedono dritte e tiratissime verso un rock d'antain in stile Genesis, bel groove con sfumature corali di un lirismo importante. Ecco la sua anima. Dello stesso filone "Day Unleash The Beauty" in cui, a dispetto dei brani precedenti, emerge una sonorità vicina ai primi U2. "I Wanna Play" è molto anni '80, manieristico fino a quando non rallenta tutto nel finale coralmente gospel. L'album si chiude con il rock progressive soprattutto nel finale di "And Then Comes" ricordando ancora il 'fluido rosa'.





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