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Boavista: la recensione di "Lì dove ci sono le stelle"

I Boavista si affacciano al mondo della musica italiana con un album essenzialmente pop-rock, "Lì dove ci sono le stelle" (Nutone Lab), dove l'amore e le sue sfaccettature sono i temi principali di questo esordio. La band convince più nel sound anni '80, dove rischia di più, meno nei brani più tipicamente pop leggeri. Un primo passo, questo lavoro, per cercare una strada univoca. I bolognesi Boavista sono: Simone Tancredi voce, Luigi Bellanova chitarre, Gianluca Frascà tastiere, Alberto Zapparoli batteria, Alessandro Marani basso.

"Ruggine", il primo singolo, prende il via con le sue forti reminiscenze Depeche Mode nei riff, un rock energico e riflessivo: "Io sarò per te, la tua benedizione. Tu dimmi se sarai la mia abitudine", un'abitudine che corrode soprattutto quando "la pelle è un ostacolo" con immancabile assolo ed elettriche possenti sul finale. "Penelope" segue la stessa scia, è "moderna" ma sempre attuale per comparare il sacrificio spesso in un rapporto, la compensazione: "Dovevi essere un argine, mi sei crollata dentro"... tutto questo però, può subire un cambiamento, un 'blocco' o un'involuzione e allora bisogna guardarsi in faccia e parlarsi chiaramente. Rock possente... "Vedrai" invece vira più al pop italico in stile Antonacci, con gli arpeggi melodici della elettrica, la voce tirata: "Se le distanze rimangono viaggi senza ritorno... ci siamo persi ridendo in un giorno qualunque" un continuo, in sostanza, del testo e contesto precedente. 

La title track "Li dove ci sono le stelle" è più vivace, c'è una presa di coscienza, la voglia di partire "anche quando tutto si spegne... domani non ricorderò niente ma i tuoi occhi li ho in mente..." sezione ritmica pop-rock. Atmosfere suadenti dove l'amore è ancora il protagonista in "Brivido" "... gridare il tuo nome senza una ragione ma non eri tu che per me avresti fatto cose che nessuno mai, proprio mai..." e l'emozione di un momento con la consapevolezza che bisogna viverlo adesso e che poi svanisce o sarà solo un ricordo. Morbido l'assolo che precede la seconda parte testualmente più ficcante. "Come Supereroi" potrebbe essere un classico pezzo sanremese, con tanto di sezione d'archi: "Il silenzio di un momento come fossimo di nuovo mano nella mano" e rimangono le tracce... si parlava di ricordi non a caso. Il fatto di aver cambiato così modo di scrittura e sonorità all'interno di un disco come questo è però spiazzante. 

Il secondo singolo "Il mondo che vorrei", è un pop-indie con sonorità anni '80, synth e tastiere in evidenza: "Eravamo noi sempre tra le nuvole... scema adesso abbracciami" farsi pervadere ancora dai ricordi tardo-adolescenziali. Ma poi bisogna avere la forza di ripartire. E i Boavista lo fanno nel brano che chiude l'album "Alibi", tornando alla grinta di un tipico rock: "Guardami, sorridimi, riempi le parole, saremo noi l'armonia..." 


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