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"Generation" la serie tv su HBO Max


“Devi firmarmi una giustificazione dopo esserti accertato che io comprenda le conseguenze dell’avere molteplici richiami per l’abbigliamento inappropriato nel corso della carriera scolastica”


Ci occupiamo di questa nuova serie della HBO Max perché quasi sempre elogiamo il canale statunitense, ogni volta che parliamo di HBO siamo sempre lì a dire che il network non ne sbaglia una e invece stavolta ci dobbiamo ricredere, perché “Generation” (o meglio, “Genera+ion”) è una delle cose più brutte prodotte dal canale dall’inizio della sua nascita. 

Probabilmente forte del successo di “Euphoria”, serie targata proprio HBO, la produzione ha deciso di ordinare questa specie di scopiazzatura per il nuovo canale on demand; questo dramedy adolescenziale di mezz’ora ad episodio, però, che si occupa di liceali che parlano (e fanno) di sesso a ruota libera in qualche luogo di Los Angeles, è veramente inguardabile. 

Creato dal duo padre-figlia Zelda e Daniel Barnz, la serie vede all’interno del suo numeroso cast, tra gli altri, Nathanya Alexander nel ruolo di Arianna, Clhoe East nei panni di Naomi, Nava Mau in quelli di Ana, Lukita Maxwell che interpreta Delilah, Haley Sanchez nel ruolo di Greta, Uly Schlesinger nei panni di Nathan, Chase Sui Wonders che interpreta Riley, Justice Smith che da il volto a Chester, ed infine il più famoso del gruppo: Nathan Stewart-Jarrett, già visto in “Misfits”, che qui interpreta Sam. Un rigoglioso gruppo di pischelli che cerca di scoprire la propria sessualità, attraverso esperienze fluide ed incontri occasionali di qualsivoglia tipo. 


Nel cast anche qualche adulto più famoso, tra i quali: Martha Plimpton che ricordiamo in “Raising Hope” e “The Real O’Neal”, Sam Trammell già visto in “True Blood” e Jaime Augusto Richards III, già protagonista di “Angel” e “Agents of S.H.I.E.L.D.”. C’era da aspettarselo che la parte attoriale fosse eccellente, almeno quella più adulta, perché tra i giovani ci sono molti attori alla prima esperienza importante e si vede chiaramente l’abisso rispetto al resto del cast, ma la HBO ha sempre portato in scena cast di tutto rispetto, ma la serie è parecchio surreale, con scene retoriche, immagini evitabili e dialoghi talmente assurdi e sciocchi da rimanere a bocca aperta, come nel finale del Pilot, quando Riley dice a Nathan che “se avessi una sorella, letteralmente non farei altro che scopare con tutti i suoi fidanzati!”

Quattro episodi messi in onda finora per uno spettacolo che avrebbe voluto essere di grande impatto, forse troppo ambizioso, che invece risulta confuso e prevedibile. Sedici saranno gli episodi totali, otto a comporre la prima parte della prima stagione, e altri otto che arriveranno prevedibilmente entro la fine dell’anno, a chiudere il cerchio, probabilmente in maniera definitiva. Tra riferimenti continui alla cultura pop, sesso, droga, adolescenza a palla, internet a manetta, e ancora sesso, sesso e sempre sesso, la serie potrebbe essere tranquillamente abbandonata dai più, dopo appena un paio di episodi al massimo. Forse la parte più forte, se vogliamo trovare un appiglio, è quella umoristica, la parte più fresca e scanzonata dell’essere adolescenti, ma poi ci si perde fin troppo spesso in sciocchezze futili, tanto che lo show e chi ci mette la faccia, sembra costantemente artefatto e stereotipato, cadendo su un’insensibilità emotiva che non crea empatia col telespettatore e una narrazione sottosviluppata che fa perdere per strada anche le migliori interpretazioni del cast.

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