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Run the World (Starz), la recensione della serie tv


 Run the World (Starz)


“- Mentre continui a parlare della tua vita perfetta, io vado a pisciare... e forse a piangere”


Quattro donne afro-americane si barcamenano nella vita frenetica di Harlem, come una specie di “Sex and the City” black-version, tra sesso, lavoro e razzismo. Questo è “Run the World”. I dialoghi volgari infarciti di tette e chiappe al vento fanno di questa serie (sorprendentemente) una delle cose più interessanti in questo anno seriale davvero di qualità mediocre. Se non si pensa a “Sex and the City”, che malgrado i suoi quasi 20 anni dalla messa in onda continua a fare inevitabilmente scuola, “Run the World” risulta una serie dall'incipit giusto, dalla trama prevedibile, ma non banale e dalla narrazione veloce, grazie anche al fatto che gli episodi durano poco meno di trenta minuti. La Starz si affida alle sapienti mani di Yvette Lee Bowser, famosa negli anni '90 per aver creato serie come “Half & Half” e “Living Single” che qui si affida alle interpretazioni di Andrea Bordeaux che interpreta Ella, scrittrice che si appresta a cambiare lavoro dopo il flop del suo secondo romanzo; Amber Stevens West – già vista in “Greek” - che è Whitney, banchiera fidanzata con un medico nigeriano,Ola (Tosin Morohunfola), che a breve dovrebbero convolare a nozze; poi troviamo Renee interpretata da Bresha Webb, dirigente di marketing; ed infine Corbin Reid nei panni di Sondi, compagna di Matthew (Stephen Bishop), suo insegnante. Ognuna di loro ha una peculiarità, una caratterizzazione ben definita, ma una cosa le accomuna: sono donne incazzate, arrabbiate col mondo, perché si definiscono “invisibili”, in ogni caso al telespettatore a prima vista sembreranno delle donne molto fortunate che hanno tutto, ma bisogna scavare più a fondo per capire quello che risulta davvero “invisibile” nei primi minuti dello show. A tratti frivola, ci sono bevute, discoteche, abiti sfarzosi, condivisioni eccessive di dialoghi a sfondo sessuale e altrettante immagini, ma in fondo la serie, se si riesce a superare lo scoglio del Pilot, nasconde qualcosa di più profondo, legato alla parte più emozionale, quella dell'amicizia e del passato di ognuna di loro, che diventa protagonista soprattutto nel sesto episodio. Però è veramente difficile non pensare a “Sex and the City”, specialmente se Ella continua a riferirsi al suo fidanzato Anderson (Nick Sagar), come “Big”, ricordando inevitabilmente il famosissimo “Mr. Big” di Sarah Jessica “Carrie” Parker. Però “Run the World” ha delle caratteristiche sostanzialmente differenti, soprattutto nelle atmosfere più cupe e nella location decisamente più “notturna”, ed è senza dubbio quindi una dramedy di sostanza, se si scava oltre le ciglia finte, le scollature vertiginose e i glitter, sono donne con i loro punti di forza e punti di debolezza, con fallimenti e vittorie, donne sull'orlo dei trent'anni che cercano di capire cosa realmente vogliono dalla vita. In sintesi una serie televisiva dal forte potenziale, forse in questa prima stagione un po' messo a tacere, ma che potrebbe rivelarsi sempre più audace in futuro, grazie anche alle interpretazioni del quartetto di protagoniste, veramente di altissimo livello.

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