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Michele Anelli, la recensione di "Sotto il cielo di Memphis"


Michele Anelli torna con "Sotto il cielo di Memphis" (DELTA Records & Promotion) triplicandosi in Lp, 45 giri e cd. Un percorso per le strade made in USA, e inevitabilmente come il titolo dell'album lascia intendere, arrivato dopo tanti palchi masticati e tanta consapevolezza. Per questo Anelli non ha perso occasione di iniziare la produzione musicale alla Fame Recording Studio in Alabama, per assaggiare quel modo di fare musica, per respirare quelle strade che portano fino in Tennessee. Il sogno di ogni musicista che trae ispirazione Oltreoceano. 

"Appunti" per partire, ma solo "un sogno rimandato" e che oggi si realizza, l'autore colma quel vuoto e mette tutto su carta nonostante "il tempo è un gran bastardo", con un'area soul anni '70 che prosegue con "Quello che ho", un beat di chitarre elettriche suadenti e batteria sinuosa fino alla ballad "Tenerezza" tradotta in musica che si lascia attendere: "Quanta tenerezza, il cielo è scuro..." quel cielo che viene più volte citato e quelle chitarre leggiadre sono nuvole passeggere... il secondo singolo "Fino all'ultimo respiro" è curioso nella sua litania. Mood anni '70 per "Ballata arida" ancora una volta sinuosa con un assolo soul ficcante, stessa "atmosfera surreale" in "E' solo un gioco" dove le chitarre si destreggiano tra ritmica morbida e riff abbastanza ipnotici.

In "Spalo nuvole" Anelli si atteggia alla James Brown e ascoltando il funkettino a stop and go, si ha l'impressione di vedere l'autore con pantaloni a zampa e camicie patinate...

"Sono chi sono" rompe le righe con i brani precedenti. Più malinconica, si perde in un ricordo: "Mi piace pensare lentamente e lentamente camminare, aspettare in silenzio, ascoltare il rumore..." dove "guardare indietro non è la soluzione" ma paradossalmente Anelli in questo disco torna proprio al passato per recuperare la sua identità e ci riesce, ottiene "il riscatto di questo mondo". Ed è qui, nel finale, che il pezzo abbandona la sua tristezza.

I brani numeri 9 e 10 sono invece le registrazioni fatte da Fame Recording di "Ballata rigida" e "Escluso il cielo" contenute nel 45 giri. Due versioni che recuperano un american style molto "on the road" davvero tanto apprezzabile. 

In "Ho sparato al domani" la tastiera ha delle interessanti dinamiche e gioca di maestria, nonostante sia una demo così come "Il figlio" che indossa una bella melodia estesa e il pezzo "Giovanni e l'R'n'R come cura contro l'indifferenza" che si veste di altre sonorità anni '70 dilatate.

"Sempione 71" invece è la più pop, un'altra ballad che assieme a "Resta libero" -  eterea con tutti i difetti di una "presa diretta"  - sono due demo registrate live in studio.


 




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